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Reliquia di S. Agostino vescovo e dottore
Datazione Sec. XVII-XVIII
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R154
Vecchio inventario:
Materiale: Carta dorata, carta, dischetti colorati
Tecnica: Taglio e incollaggio
Descrizione: Etichetta di carta con cornice ovale lavorata a sbalzo in stile rocaille e in parte dorata sulla quale sono incollati: una seconda cornicetta ovale entro la quale è incollata la reliquia fra decori di dischetti colorati, ed un cartiglio con l'iscrizione manoscritta: S. Augustini Ep. Il manufatto è inserita nel vano, ricoperto con vetro, del reliquiario a busto di legno dorato e argentato (inv. n. L2/4).
Dalla Fede d'autenticità del Vicario generale della curia di Fidenza, Giuseppe Buscarini (inv. n. G132), si evince che la reliquia era già stata riconosciuta dal vescovo di Fidenza Alessandro Garimberti.
GG
Descrizione: Note storiche
Nacque a Tagaste, in Numidia, il 13 novembre 354. Il padre Patrizio era pagano, mentre la madre Monica era cristiana e gli diede un’educazione religiosa ma senza farlo battezzare, come si usava allora, volendo attendere l’età matura. Agostino ebbe un’infanzia molto vivace e dopo i primi studi a Tagaste e poi nella vicina Madaura, si recò a Cartagine nel 371, con l’aiuto del facoltoso Romaniano. Aveva 16 anni e mentre frequentava la scuola di un retore, cominciò a convivere con una ragazza cartaginese, che nel 372 gli diede anche un figlio, Adeodato. GDopo la lettura d'un libro di Cicerone, l’”Ortensio” che lo colpì particolarmente, maturò la sua vocazione per la filosofia. Abbracciò il manicheismo e ultimati gli studi, tornò nel 374 a Tagaste, dove con l’aiuto di Romaniano, aprì una scuola di grammatica e retorica. Nel 376 tornò a Cartagine dove aprì una nuova scuola ma poi si trasferì a Roma, capitale dell’impero, con tutta la famiglia e, con l’aiuto dei manichei, aprì una scuola, ma gli studenti romani, dopo aver ascoltate con attenzione le sue lezioni, sparivano al momento di pagare il compenso pattuito. Nel 384 riuscì ad ottenere, con l’appoggio del prefetto di Roma, Quinto Aurelio Simmaco, la cattedra vacante di retorica a Milano, dove si trasferì, raggiunto inaspettatamente dalla madre Monica nel 385. Quì sentì i sermoni che il vescovo Ambrogio teneva regolarmente in cattedrale e la frequentazione dell'anziano sacerdote Simpliciano, che aveva preparato Ambrogio all’episcopato, lo indirizzò a leggere i neoplatonici, perché i loro scritti suggerivano “in tutti i modi l’idea di Dio e del suo Verbo”. Un successivo incontro con Ambrogio, procuratogli dalla madre, segnò un altro passo verso il battesimo; fu convinto dalla madre a seguire il consiglio dell’apostolo Paolo sulla castità perfetta, lasciò allora la moglie, rimandandola in Africa e tenendo presso di sé il figlio Adeodato. Assieme al figlio Adeodato e all’amico Alipio ricevette da Ambrogio il battesimo nella notte del sabato santo.
Intenzionato a creare una Comunità di monaci in Africa, iniziò il viaggio di ritorno nella sua terra ma nell’attesa della nave, la madre improvvisamente si ammalò e nel 387 morì a Cagliari. Dopo qualche mese trascorso a Roma, nel 388 ritornò a Tagaste, dove vendette i suoi pochi beni, distribuendone il ricavato ai poveri e ritiratosi con alcuni amici e discepoli, fondò una piccola comunità, dove i beni erano in comune proprietà. L’affollarsi continuo dei concittadini lo indusse a spostarsi a Ippona, dove trovandosi per caso nella basilica locale, in cui vescovo Valerio stava proponendo ai fedeli di consacrare un sacerdote che potesse aiutarlo, specie nella predicazione; i fedeli chiesero che fosse Agostino, che fu costretto ad accettare. Chiese al vescovo di trasferire il suo monastero ad Ippona, per continuare la sua scelta di vita; in seguito divenne un seminario fonte di preti e vescovi africani. Scrisse anche una Regola, che nel IX secolo venne adottata dalla Comunità dei Canonici Regolari o Agostiniani.
Il vescovo Valerio, temendo che Agostino venisse spostato in altra sede, convinse il popolo e il primate della Numidia a consacrarlo vescovo coadiutore di Ippona. Quando nel 397 successe a Valerio, dovette lasciare il monastero. Scrisse nel contempo le sue numerose opere di teologia, mistica, filosofia, esegesi, ancora oggi molto studiate e citate; le sue “Confessioni” sono ancora oggi ricercate, ristampate, lette e meditate. Nel 429 si ammalò gravemente, mentre Ippona era assediata da tre mesi dai Vandali comandati da Genserico († 477). Morì a Ippona il 28 agosto del 430 a 76 anni. Il suo corpo, sottratto ai Vandali durante l’incendio e la distruzione di Ippona, venne trasportato a Cagliari dal vescovo Fulgenzio di Ruspe, verso il 508-517, insieme alle reliquie di altri vescovi africani. Nel 725 circa fu traslato a Pavia, nella Chiesa di S. Pietro in Ciel d’Oro, dal re longobardo Liutprando († 744), che l’aveva riscattato dai saraceni della Sardegna. Patrono dei teologi e dei tipografi, la sua festa religiosa si celebra il 28 agosto.
Stato Conservazione: Buono
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Cattedrale di Fidenza
Esposizione: Matroneo nord
Epoca: Sec. XVII - XVIII


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