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Reliquie del Sepolcro della B.V.M. e dei Ss. Antonio di Padova, Veronica Giuliani, Lucia martire, Felice da Cantalice, Teresa di Gesù, Filomena martire
Datazione Sec. XVIII - XIX
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R190
Vecchio inventario:
Materiale: Legno, rame, argento, cartoncino, seta, carta
Tecnica: Sbalzo, argentatura, intaglio, doratura, taglio, saldatura, incolaggio
Descrizione: Reliquiario di legno rivestito da una lamina di in rame argentato sbalzata in stile rococò (inv. n. R303/2), nel cui vano/teca vi è un supporto ligneo colorato di rosa con una teca ovale raggiata, nella quale è a sua volta inserita una piccola teca ovale d'argento in cui, sopra un supporto di cartoncino ricoperto di seta rossa con divisioni ad arco di carta dorata, sono incollate le reliquie ed i cartigli con le iscrizioni a stampa: 1) Sepulc. B.V.M. 2) S. Anton. Pat. 3) S. Veronic. Jul. 4) S. Luciae V.M. 5) S. Felic. a Cant. 6) S. Teresiae V. 7) S. Philom. V.M.
GG 
Descrizione:

Note storiche
Sepolcro della B.V.M. (vedi inv. n. R174)
Antonio di Padova (vedi inv. n. R238)
Veronica Giuliani
Orsola Giuliani, nata nel 1660 a Mercatello, presso Urbino, settima figlia di Francesco e Benedetta, entrò a diciassette anni tra le clarisse di Città di Castello, assumendo il nome di Veronica, dove avrebbe avuto straordinarie esperienze misticche, che il confessore le ordinò di trascrivere sul suo diario, con l'imposizione di non rileggere nulla di quanto andava tracciando, le confidenze del Redentore, di cui riviveva puntualmente le sofferenze della passione. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1727, di venerdì, dopo 33 giorni di malattia, sul suo corpo, che mostrava ancora le ferite della passione, venne eseguita l'autopsia e i medici riscontrarono che il cuore era trafitto da parte a parte. Le pagine dei suoi diari, scritti per più di trent'anni, furono pubblicati in 10 volumi dal 1825 al 1928. La sua memoria si celebra il 9 luglio.
Lucia martire (vedi inv. n. R231)
Felice da Cantalice (vedi inv. n. R40)
Teresa di Gesù (vedi inv. n. R34)
Filomena
Nel cimitero di Priscilla a Roma furono scoperte tre tegole di terracotta con su dipinta la scritta "Pax tecum Filomena", che ricoprivano dei resti mortali affiancati da un’ampolla cimiteriale. Le due tegole erano decorate anche con due ancore, tre frecce, una palma e un fiore e furono interpretati come simboli del martirio. Il culto ebbe origine il 25 maggio 1802 con la ricognizione dei resti mortali nel cimitero di Priscilla, l’ampolla con un liquido scuro essiccato creduto sangue, convinse di trattarsi d'una martire. Poi, il sacerdote nolano Francesco De Lucia, accompagnando a Roma il novello vescovo di Potenza mons. De Cesare, chiese in dono le reliquie a mons. Ponzetti, che ne era il custode; ottenutele furono trasportate prima a Napoli e poi a Mugnano del Cardinale, nella chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie, dove una statua trasudò per tre giorni consecutivi e avvennero altri prodigi, raccontati dallo stesso De Lucia nella sua "Relazione istorica della traslazione del sacro corpo di s. Filomena da Roma a Mugnano del Cardinale". Il papa Leone XII, attratto dai prodigi, concesse al Santuario di Mugnano la lapide originaria che Pio VII aveva fatto trasferire nel lapidario Vaticano. Nel 1833 si inserì in questo contesto la "Rivelazione" avuta da Suor Maria Luisa di Gesù, terziaria domenicana di Napoli (1799-1875), chiese alla "santa" di rivelare la sua storia durante le sue visioni. La "rivelazione" - approvata dal S. Uffizio il 21 dicembre 1833 - narra che Filomena era figlia d'un re della Grecia che insieme alla moglie si era convertito al cristianesimo. Filomena verso i 13 anni aveva consacrato con voto la sua castità verginale, ma l’imperatore Diocleziano dichiarò guerra a suo padre ingiustamente, questi allora andò a Roma con la sua famiglia per trattare la pace. La parte più fantasiosa della "rivelazione" afferma che l’imperatore si innamorò della ragazza e al suo rifiuto la sottopose ad una serie di torture e infine la fece decapitare. Il culto si propagò enormemente sia in Italia che in Francia, dove personaggi noti dell’epoca come Paolina Jaricot, fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede e del Rosario vivente e il santo Curato d’Ars ricevettero la guarigione completa dei loro mali per intercessione della santa. Mugnano fu preservata dal colera del 1836 e Gregorio XVI concesse la celebrazione della Messa per l’11 agosto. Anche Pio IX, in esilio a Gaeta, si recò a venerarla a Mugnano il 7 novembre 1849. Predicatori e missionari ne diffusero il culto in Europa, Stati Uniti, Canada, Cina; numerose Congregazioni, arciconfraternite, movimenti cattolici sorsero intestati al suo nome; poesie, inni sacri furono composti per diffonderne ulteriormente il culto.
La pubblicazione delle "Rivelazioni" cominciò a far sorgere un movimento critico nei riguardi della sua storia, assieme ad uno studio più approfondito dei reperti archeologici, che non furono ritenuti più certi di appartenere ad una tomba d'una martire, mancando su di esse la scritta ‘martyr’ e assodando che le tegole erano state riutilizzate successivamente nel IV sec. e in un tempo di pace. Inoltre, nell’ampolla trovata accanto ai resti non vi era sangue ma profumi tipici delle sepolture dei primi cristiani. In definitiva i resti mortali ritrovati nel loculo nel 1802 erano d'una fanciulla morta nel IV secolo sul cui sepolcro erano state utilizzate tegole con iscrizioni di un precedente sepolcro. Venne così a cadere la certezza del martirio e la Sacra Congregazione dei Riti, nella Riforma Liturgica degli anni ’60 del secolo scorso, tolse dal calendario il nome di Filomena, tenendo presente le conclusioni degli studiosi.

Stato Conservazione: Buono
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Cattedrale di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII - XIX


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