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Reliquie dei Ss. martiri Aurelia, Bonifacia, Celidonio e Firmato
Datazione Sec. XVIII-XIX
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R163
Vecchio inventario:
Materiale: Legno, carta, lino, cotone, cera lacca
Descrizione: Scatoletta di legno, composta da recipiente e coperchio, ricoperta di carta a righe rosse, già chiusa da un nastro di lino fissato al coperchio con tre sigilli cerulei vescovili non riconosciuti e altri due del vescovo di Fidenza Piergrisologo Basetti. All'interno, assieme alle reliquie posate su ovatta di cotone, vi sono i cartigli con le iscrizioni a stampa: 1) s. Aurelia m., 2) S. Bonifatia m., 3) s. Celidonius m., 4) S. Firmatus m.. Sul fondo vi sono manoscritti a penna i nomi: Celidonio / Firmat[us] / Aurelia / Bon[...].
GG        
Descrizione: Note storiche


Aurelia
Le sue notizie si ricavano dalla leggenda riportata nell'Ufficio proprio della Chiesa anagnina il 25 settembre. Le sorelle Aurelia e Neomisia, nate in Asia Minore per soddisfare la loro devozione, visitarono i luoghi santi della Palestina e si recarono in pellegrinaggio ai più celebri santuari dell'Occidente. Partite da Roma e, mentre percorrevano la via Latina, sorprese dagli Agareni, che, dopo aver devastato Calabria e Lucania, avevano posto assedio a Capua, furono battute con verghe e ridotte in fin di vita. Un furioso temporale disperse i persecutori e le due sorelle, libere, poterono proseguire il loro viaggio. Giunte nei pressi di Anagni, si stabilirono in una borgata, detta Macerata, ai piedi del colle e qui morirono un 25 settembre. I loro corpi, venerati dagli abitanti del luogo, sepolti prima in un oratorio della borgata, furono poi trasportati nel cenobio di S. Reparata, presso le mura della città. In seguito il vescovo Rumaldo, mentre era in città papa Leone IX, li collocò nella cattedrale, e quando questa fu ricostruita dal vescovo Pietro, essi furono onorevolmente riposti nella cripta di S. Magno, presso le spoglie di s. Secondina, sotto un altare proprio. L'unico testo noto degli Atti delle due sante è contenuto in un codice scritto all'inizio del sec. XIV. Il Baronio, che inserì il nome delle due vergini nel Martirologio Romano, dice di aver avuto conoscenza dei loro Atti, ma di aver trovato il testo alquanto corrotto. I Bollandisti, che trascrissero quegli Atti dai mss. di Costantino Caetani, li giudicarono talmente infidi da non meritare d'essere pubblicati, e tennero in qualche conto soltanto alcune notizie relative alle traslazioni delle reliquie. Parte considerevole delle quali si conserva in due urne, fatte eseguire nel 1903 dal vescovo Antonio Sardi, e che si espongono sull'altare maggiore della cattedrale il 25 settembre, giorno in cui le sante sono festeggiate.


Altre sante portarono questo nome: una martire dei Saraceni a Còrdoba, commemorata il 14 ottobre; un'altra, vergine di Strasburgo figlia di Ugo Capeto e sorella di re Roberto, ricordata il 15 ottobre; la vergine martire di Roma, uccisa nel III secolo durante la persecuzione di Valerio, venerata dalla Chiesa il 2 dicembre.

Bonifacia (?)

Celidonio
L'onomastico si festeggierebbe il 3 marzo, nel giorno in cui sarebbe stato martirizzato, con il fratello Emiterio, a Calahorra in Spagna.

Firmato di Auxerre
Il Martirologio Geronimiano menziona al 5 ottobre «in Galliis civitate Autisiodere Firmati diaconi et Flavinae virginis Deo sacratae». Il ms. di questo Martirologio, detto Wissemburgense, che fu trascritto al più tardi nel 772, e il Martirologio di Usuardo, precisano che i due santi erano fratello e sorella. L'estrema povertà delle notizie non nuoce, peraltro, alla loro solidità che deriva dall'antichità, dal valore storico del Geronimiano e dall'origine autissiodorense della recensione, da cui derivano tutti i mss. esistenti. Poiché l'archetipo di tali manoscritti risale alla fine del sec. VI, questa è la data più tardiva che si possa congetturare per la morte dei due santi.
La leggenda del martirio di s. Placido in Sicilia, gli associa tra gli altri Flavia et Firmatus, ma si sa che essa è priva di valore storico. Il Martirologio Romano, tributario di questa leggenda, li menziona prima in Sicilia fra i compagni di s. Placido, poi ad Auxerre, sotto la forma Firmatus, Flaviana. Un testo tardivo, infine, ne fa dei martiri di Eurico, re dei Visigoti (m. 484).

Misure: 4,7 x 12,5 x 6,2 cm
Stato Conservazione: Mediocre
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Palazzo vescovile di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII - XIX
Peso: 89,3 gr


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