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Reliquie dei Ss. Filippo Neri, Vincenzo de' Paoli, Camillo de Lellis, Brunone, Casimiro, Serafino, Giuseppe da Leonessa e Macario, Romualdo e Bernardo abati
Datazione Sec. XIX ?
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R129
Vecchio inventario:
Materiale: Argento, vetro, cartoncino, carta, filo angentato
Tecnica: Ritaglio, saldatura, cesello, incollaggio
Descrizione: Teca ovale d'argento costituita dal contenitore anteriore (manca il coperchio posteriore) con cornice cesellata a lobi, falda e vetro. Racchiude un vassoietto di cartoncino dipinto di rosa, con cornice e divisioni a volute e ovali di carta dorata sulle coste, con l'inserto di una spirale di filo argentato, sul quale sono incollate le reliquie ed i cartigli con le iscrizioni manoscritte: 1) S. Philip. Ner. 2) S. Vinc. a Paul. 3) S. Brunon. C. 4) S. Camil. de Lel. 5) S. Casimiri C. 6) S. Seraphin. C. 7) S. Jos. a Leon. 8) S. Macarii Ab. 9) S. Romual. Ab. 10) S. Bernard. Ab..
Dalla fede di autenticità redatta dal vescovo di Fidenza Giovanni Battista Tescari (inv. n. G150), si evince che le reliquie erano già state riconosciute dal predecessore Vincenzo Manicardi.
GG
Descrizione:

Note storiche
Filippo Neri (vedi inv. n. R43)
Vincenzo de Paoli (vedi inv. n. R43)
Camillo de Lellis
Nacque a Bucchianico (Chieti) il 25 maggio 1550 da Camilla Compelli, quasi sessantenne e da Giovanni, ufficiale al soldo della Spagna. Rimasto orfano della madre a 14 anni e dato che non studiava, il padre lo prese tra i suoi soldati; ma morì anche il padre nel 1570 e un’ulcera a un piede mandò lui all’ospedale San Giacomo di Roma. Lo curarono bene, lo assunsero come inserviente, ma poi dovettero cacciarlo perché non lavorava. Tornò a fare il soldato e combattè per Venezia, poi per la Spagna, si mangiò la paga alle carte e ai dadi, e finì barbone in Puglia. Lo presero come manovale i Cappuccini di Manfredonia, che lo aiutarono anche a ritrovarsi, tanto che nel 1575 chiese d'entrare nell’Ordine. Ma il piede malato lo riportò all’ospedale di Roma, dove rimase per quattro anni e si scoprì capace d'aiutare i malati, imparò a curarli, dimenticò il convent la sua vita restò lì per sempre, cercando "uomini da bene che si consacrassero con lui ai malati per solo amor di Dio". Nel 1582 ne aveva con sé cinque, quando passò all’ospedale di Santo Spirito. Riprese a studiare e fu ordinato prete nel 1584, vide crescere intorno a sé i compagni, che nel 1586 furono riconosciuti dalla Chiesa come religiosi della “Compagnia dei Ministri degli Infermi” (divenne ordine nel 1591). Portavano sulla tonaca nera una croce di panno rosso e furono chiamati “Camilliani” dal nome del fondatore. Camillo anticipò gli sviluppi dell’assistenza ospedaliera e per mostrare come si faceva, lasciò la guida dell’Ordine e lavorò in corsia. Morì a Roma il 14 luglio 1614 e fu canonizzato nel 1746. I suoi resti sono venerati nel santuario della nativa Bucchianico. La sua memoria si celebra il 14 luglio.
Bruno (Brunone)
Nato a Colonia, intorno al 1030, fu studente e poi insegnante a Reims. Si trovò presto faccia a faccia con la simonia, cioè col mercato delle cariche ecclesiastiche che corrompeva la Chiesa. Professore di teologia e filosofia, esperto di cose curiali, avrebbe potuto diventare vescovo per i suoi meriti, ora che il papa Gregorio VII lottava per ripulire gli episcopi, ma lo disgustava l’ambiente. La fede che praticava e che insegnava era tutt’altra cosa. Bruno trovò sei compagni che la pensano come lui, e il vescovo Ugo di Grenoble li aiutò a stabilirsi in una località selvaggia detta “chartusia” (chartreuse in francese) dove costruirono un ambiente per la preghiera comune, e sette baracche dove ciascuno viveva pregando e lavorand una vita da eremiti, con momenti comunitari. Ma non pensano minimamente a fondare qualcosa: volevano soltanto vivere radicalmente il Vangelo e stare lontani dai mercanti del sacro. Uno dei suoi allievi di Reims, il benedettino Oddone di Châtillon, nel 1090 fu eletto papa col nome di Urbano II e Bruno dovette raggiungerlo a Roma come suo consigliere. Ottenne il riconoscimento e l'autonomia per il monastero fondato presso Grenoble, poi noto come Grande Chartreuse. Però a Roma non resistette: pochi mesi, ed era in Calabria, nella Foresta della Torre (ora in provincia di Vibo Valentia), dove costruì l’oratorio, e le celle come alla Chartreuse, una nuova comunità guidata col solito rigore. Più tardi, a poca distanza, costruì un altro monastero per chi, inadatto alle asprezze eremitiche, preferiva vivere in comunità; diverrà l’attuale Serra San Bruno. I suoi pochi confratelli (non amava avere intorno gente numerosa e qualunque) dovevano essere pronti alla durezza d'una vita che egli insegnò col consiglio e con istruzioni scritte, che dopo la sua morte, avvenuta a Serra il 6 ottobre 1101, trovarono codificazione nella Regola, approvata nel 1176 dalla Santa Sede. Il suo culto fu approvato da Leone X (1513-1521) e confermato da Gregorio XV (1621-1623). La sua festa è celebrata il 6 ottobre.
Casimiro
Nacque a Cracovia nel 1458, figlio del re di Polonia Casimiro IV, appartenente alla dinastia degli Jagelloni, di origine lituana, e di Elisabetta d'Asburgo. Quando gli Ungheresi si ribellarono al loro re, Mattia Corvino, e offrirono al tredicenne principe Casimiro la corona, questi vi rinunciò appena seppe che il papa si era dichiarato contrario alla deposizione del regnante e alla imposizione con la forza del giovane re. Il principe ambiva a realizzare l'ideale ascetico della povertà e dell'umiltà. Impegnato nella politica espansionistica iniziata dai suoi avi, il re Casimiro IV (1440-1492) diede al terzogenito l'incarico di reggente di Polonia e il principe Casimiro, già minato dalla tubercolosi, svolse il compito adottando una intelligente politica, senza tuttavia lasciarsi irretire dalle seduzioni del potere. Rifiutò il matrimonio con la figlia di Federico III, per non venir meno al suo ideale ascetico. Morì, venticinquenne, a Grodno (nella Lituania annessa alla Russia) il 4 marzo 1484, venerato da tutto il popolo polacco. Nel 1521 Leone X lo canonizzò, dichiarandolo patrono della Polonia e della Lituania. La chiesa lo commemora il 4 marzo.
Serafino (?)
Giuseppe da Leonessa (vedi inv. n. R18)
Macario (vedi inv. n. R77)
Romualdo
Nacque a Ravenna intorno al 952. Divenne eremita e fece un'esperienza in Spagna, nei pressi di un monastero sotto l'influenza di Cluny. Rientrato in Italia iniziò una serie di peregrinazioni lungo l'Appennino con lo scopo di riformare monasteri ed eremi sul modello degli antichi cenobi dell'Oriente. Poi fu abate di Sant'Apollinare in Classe e abbandonò la sua carica per darsi alla fondazione di eremitaggi e monasteri, tra cui quello quelli di Val di Castro e di Camaldoli, dove nel 1012 si stabilì facendone il centro della congregazione eremitica dei camaldolesi, da lui stesso fondata. Morì nel 1027 a Val di Castro, presso Fabriano.
Bernardo (vedi inv. n. R63)

Misure: 5,5 x 4,6 x 0,9 cm
Stato Conservazione: Discreto
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Cattedrale di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: sec. XIX ?
Peso: 16,8 gr


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