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Reliquie dei Ss. Ignazio di Lojola, Francesco Saverio, Giovanni de Goto, Paolo Miki, Didaco Risai, Giovanni Francesco Regis, Luigi Gonzaga, Stanislao Kostka, Giovanni della Croce, Giovanni di Dio
Datazione Sec. XVIII - XIX
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R126
Vecchio inventario:
Materiale: Argento, vetro, cartoncino, carta, filo angentato
Tecnica: Ritaglio, saldatura, cesello, incollaggio
Descrizione: Teca ovale d'argento costituita dal contenitore anteriore (manca il coperchio posteriore) con cornice cesellata a zig zag, falda e vetro. Racchiude un vassoietto di cartoncino dipinto di rosa, con cornice e divisioni a rombi e ovali di carta dorata sulle coste, con un inserto di spirale di filo argentato, sul quale sono incollate le reliquie ed i cartigli con le iscrizioni manoscritte: 1) S. Ignat. Loj. 2) S. Franc. Xav. 3) S. Pauli Mik. M. 4) S. Ioan. Got. M. 5) S. Did. Kis. M. 6) S. Io. Fran. Reg. 7) S. Aloys. Gonz. 8) S. Stan. Kost. 9) S. Io. de Deo. 10) S. Io. a Cruce..
Dalla fede di autenticità redatta dal vescovo di Fidenza Pietro Grisologo Basetti (inv. n. G81), si evince che le reliquie erano già state riconosciute dal predecessore Alessandro Garimberti.
GG
Descrizione:

Note storiche
Ignazio di Lojola (vedi inv. n. R40)
Francesco Saverio (vedi inv. n. R198)
Giovanni de Goto (?)
Paolo Miki
Nato in una famiglia benestante di Kyoto (Giappone) nel 1556, fu battezzato a cinque anni ed entrò poi in un collegio della Compagnia di Gesù; a 22 anni era novizio. Ruscì bene in tutto: solo lo studio del latino lo fece penare; troppo lontano dal suo modo nativo di parlare e di pensare. Diventò invece un esperto della religiosità orientale, cosicché venne destinato alla predicazione, che comportava il dialogo con dotti buddhisti. Riusci bene, ottenne conversioni; però più efficaci della parola erano i suoi sentimenti affettuosi. Il cristianesimo era penetrato in Giappone nel 1549 con Francesco Saverio, che vi era rimasto due anni, aprendo poi la via ad altri missionari, bene accolti dalla gente. Li lasciò in pace anche lo Stato, in cui gli imperatori sopravvivevano come simboli, mentre chi comandava era sempre lo Shogun, capo militare e politico. Paolo visse anni attivi e fecondi, percorrendo continuamente il Paese. I cristiani diventavano decine di migliaia. Nel 1582-84 ci fu la prima visita a Roma di una delegazione giapponese, autorizzata dallo Shogun Hideyoshi, e lietamente accolta da papa Gregorio XIII. Ma proprio Hideyoshi capovolse poi la politica verso i cristiani, facendosi persecutore e una prima persecuzione locale coinvolse anche Paolo che, arrestato nel dicembre 1596 a Osaka, trovò in carcere tre gesuiti e sei francescani missionari, con 17 giapponesi terziari di San Francesco. Insieme a tutti loro fu crocifisso su un’altura presso Nagasaki il 5 febbraio 1597. Prima di morire, tenne l’ultima predica, invitando tutti a seguire la fede in Cristo e perdonò i carnefici. Nel 1862, Pio IX lo proclamò santo. La sua memoria si celebra il 6 febbraio.
Didaco Risai (?)
Giovanni Francesco Regis
Nacque a Font-Couverte, Linguadoca, il 31 gennaio 1597. Dimostrò da subito grande amore per lo studio e molta propensione ed assiduità alle pratiche religiose, così venne iscritto al collegio dei Gesuiti di Bezieres. Entrò nell'ordine e dopo un breve periodo passato in famiglia, si recò a Tolosa per incominciare il noviziato. Da qui fu mandato a Cahors, dove emise i primi voti; poi fu a Dillon maestro di grammatica. Dopo tre anni si recò a Tournon per gli studi della filosofia, e infine di nuovo a Tolosa per la teologia. Dopo aver ricevuto gli ordini sacri, scoppiata la peste, si diede subito alla cura dei malati. Appena il contagio cessò, cominciò le sue missioni fra i poveri di campagna, che divennero poi il suo apostolato specifico. Percorse, predicando, quasi mezza Francia, raccogliendo ovunque testimonianze di gratitudine. Passava delle giornate intere nel confessionale riportando molti eretici alla vera fede e trasse dalla vita iniqua e dal disonore molte persone, raccogliendole in case apposite.
Il 24 dicembre 1640 si ammalò ma volle ancora predicare, ma messosi a letto, ricevuti i Sacramenti e assistito da due suoi confratelli spirò  a La Louvesc, Delfinato, il 31 dicembre 1640 a 43 anni. Clemente XI lo dichiarò beato l’8 maggio 1716 e Clemente XII, il 5 aprile 1757, lo ascrisse al catalogo dei santi. Si ricorda il 16 agosto.
Luigi Gonzaga (vedi inv. n. 27)
Stanislao Kotska
Nacque nel 1550, secondogenito d'una nobile famiglia polacca. A tredici anni fu mandato col fratello a studiare a Vienna, nella scuola dei Gesuiti, che fu poi requisita dall’imperatore d’Austria. Pur costretto in un alloggio provvisorio, si mantenne devoto e diligente. Nel corso d'una malattia maturò il proposito di far parte della Compagnia di Gesù. Per prevenire la prevedibile reazione del padre, si rivolse direttamente al provinciale dei gesuiti, S. Pietro Canisio, poi, eludendo la sorveglianza del fratello e del precettore con un abile travestimento, lasciò Vienna di buon mattino alla volta di Dillingen. A 17 anni fu mandato a Roma a completare il periodo di noviziato e gli studi di filosofia al Collegio Romano. Morì il giorno dell’Assunta, a diciott’anni, nel 1568. Fu il primo beato della Compagnia di Gesù. La chiesa lo ricorda il 15 agosto.
Giovanni della Croce
Nacque attorno al 1540, a Fontiveros (Avila, Spagna). Rimasto orfano del padre dovette trasferirsi con la mamma da un luogo all'altro, mentre portava avanti come poteva i suoi studi e cercava di guadagnarsi la vita. A Medina, nel 1563, vestì l'abito dei Carmelitani e dopo l'anno di noviziato ottenne di poter vivere secondo la Regola senza le mitigazioni. Sacerdote nel 1567 dopo gli studi di filosofia e teologia fatti a Salamanca, lo stesso anno si incontrò con S. Teresa di Gesù, che da poco aveva ottenuto dal Priore Generale Rossi il permesso per la fondazione di due conventi di Carmelitani contemplativi (poi detti Scalzi), perchè fossero di aiuto alle monache da lei istituite. Dopo un altro anno - durante il quale si accordò con la Santa - il 28 novembre 1568 fece parte del primo nucleo di riformati a Duruelo, cambiando il nome di Giovanni di S. Mattia in quello di Giovanni della Croce. Subì dolorose incomprensioni da parte dei confratelli d'ordine e di Riforma. Ebbe le più alte illuminazioni mistiche di cui fu cantore e dottore nelle sue opere: La salita del Carmelo , La notte oscura dell'anima , Il cantico spirituale e La fiamma viva di'amore . Fra le più alte voci della lirica spagnola, fu il mistico "del nulla e del tutto", guida sapiente di generazioni di anime alla contemplazione e all'unione con Dio.  Morì tra il 13 e il 14 dicembre 1591 a Ubeda. Canonizzato da Benedetto XIII il 27 dicembre 1726, venne proclamato Dottore della Chiesa da Pio XI il 24 agosto 1926. È ricordato il 14 dicembre.
Giovanni di Dio
Juan Ciudad nacque a Montemor-o-novo, presso Evora (Portogallo) l'8 marzo 1495. A otto anni scappò di casa e sostò per la prima tappa a Oropesa, nella Nuova Castiglia, dove la gente, non sapendo nulla di lui, cominciò a chiamarlo Giovanni di Di nome che non cambiò più. Fino a 27 anni fece il pastore e il contadino, poi si arruolò tra i soldati di ventura. Nella celebre battaglia di Pavia tra Carlo V e Francesco I, Giovanni di Dio si trovò nello schieramento vincitore, cioè dalla parte di Carlo V. Più tardi partecipò alla difesa di Vienna stretta d'assedio dall'ottomano Solimano II. Chiusa la parentesi militare, finché ebbe soldi nel borsello vagò per mezza Europa e finì in Africa a fare il bracciante; per qualche tempo fece pure il venditore ambulante a Gibilterra, commerciando paccottiglia; stabilitosi infine a Granata vi aprì una piccola libreria. Fu allora che Giovanni di Dio mutò radicalmente indirizzo alla propria vita. In seguito a una predica del B. Giovanni d'Avila, abbandonò tutto, vendette libri e negozio, si privò anche delle scarpe e del vestito, e andò a mendicare per le vie di Granata, rivolgendo ai passanti la frase che sarebbe divenuta l'emblema di una nuova benemerita istituzione: "Fate (del) bene, fratelli, a voi stessi". La carità che la gente gli faceva veniva spartita tra i più bisognosi. Ma gli abitanti di Granata credettero di fare del bene a lui rinchiudendolo in manicomio. Malinteso provvidenziale. In manicomio si rese conto della colpevole ignoranza di quanti pretendevano di curare le malattie mentali con metodi degni di un torturatore. Così, appena potè liberarsi, fondò, con l'aiuto di benefattori, un suo ospedale. Pur completamente sprovvisto di studi di medicina, si mostrò più bravo dei medici, in particolar modo nel curare le malattie mentali. La cura dello spirito era la premessa per una proficua cura del corpo. Raccolse i suoi collaboratori in una famiglia religiosa, l'ordine dei Fratelli Ospedalieri, meglio conosciuti col nome di Fatebenefratelli. Morì, il giorno del suo compleanno, l'8 marzo 1550. Fu canonizzato nel 1690. Leone XIII lo dichiarò patrono degli ospedali e di quanti operano per restituire la salute agli infermi. La sua memoria si celebra l'8 marzo.

Misure: 5,5 x 4,62 x 0,91 cm
Stato Conservazione: Discreto
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Cattedrale di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII - XIX
Peso: 17,4 gr


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