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Reliquie dei Bb. Paolo Burali, Alessandro Sauli, Giovanni Buralli, Alberto da Villa d'Ogna, Andrea Caccioli, Filippo di Piacenza, Bernardo da Corleone, Giovanni Maria Bonomi, Giovanna Scopelli e Orsolina da Parma
Datazione Sec. XVIII - XIX
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R123
Vecchio inventario:
Materiale: Argento, vetro, cartoncino, carta, filo angentato
Tecnica: Ritaglio, saldatura, cesello, incollaggio
Descrizione: Teca ovale d'argento costituita dal contenitore anteriore (manca il coperchio posteriore) con cornice cesellata a zig zag, falda e vetro. Racchiude un vassoietto di cartoncino ricoperto di seta verde, con cornice e divisioni a rombi e ovali di carta dorata sulle coste, con inserti di spirali di fili argentati, sul quale sono incollate le reliquie ed i cartigli con le iscrizioni manoscritte: 1) B. Pauli Card. de Aret. 2) B. Alex. saul. 3) B. Ioan. Bural. 4) B. Ursul. Par. 5) B. Alberti Villeon. 6) B. Philippi a Plac. 7) B. Andr. Cacciol. 8) B. J. Mar. Bonom. 9) B. Bernard. a Cole. 10) B. Ioan. Scopell. V..
Dalla fede di autenticità redatta dal vescovo di Fidenza Pietro Grisologo Basetti (inv. n. G82), si evince che le reliquie erano già state riconosciute dal predecessore Alessandro Garimberti.
GG
Descrizione:

Note storiche
Paolo Burali d'Arezzo (vedi inv. n. R43)
Alessandro Sauli
Nato a Milano nel 1534, da famiglia genovese di senatori e dogi, fu paggio alla corte di Carlo V e a 17 anni chiese d'entrare fra i Chierici Regolari di San Paolo, detti Barnabiti. Ordinato sacerdote, divenne maestro e formatore di barnabiti e in quest’opera fu talmente uomo di punta che a soli 34 anni lo elessero superiore generale. Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, lo volle suo confessore. Pio V nel 1567 lo nominò vescovo di Aleria, in Corsica, dove c’era da fare tutto, compreso lo sfamare i fedeli, vittime di carestie e pirati; e proseguendo col formare preti culturalmente degni. Per vent’anni la Corsica ebbe in lui un padre e un maestro. Sarebbe morto lì, ma dovette obbedire a un suo allievo diventato papa, Gregorio XIV, che lo trasferì a Pavia. Morì a Calosso d’Asti l'11 ottobre 1592, ospite del signore del luogo, in una stanzetta vicino alla portineria. Il suo corpo fu riportato a Pavia e inumato in cattedrale. È stato canonizzato da Pio X nel 1904. La sua memoria è l'11 ottobre
Giovanni Buralli (vedi inv. R117)
Alberto da Villa d'Ogna
Nacque a Villa d'Ogna (Bergamo) agli inizi del XIII secolo. Rimasto vedovo, avrebbe donato tutti i suoi beni ai poveri e lasciata la sua terra, anche per sfuggire alle angherie dei signorotti locali, giunse a Cremona, dove svolse l'attività di bracciante e "brentadore". Si sarebbe dedicato poi ai pellegrinaggi e all'assistenza dei poveri. Infine avrebbe aderito al terz'ordine domenicano. Null'altro di più offrono le cronache della su vita, se non che, mentre stava morendo, il 7 maggio 1279, le campane della città cominciarono a suonare senza che nessuno le toccasse ed al suo capezzale accorse tutto il Capitolo della Cattedrale, guidato dal vescovo. Fu sepolto solennemente nella chiesa di S. Mattia, dove iniziarono ad accorrere i fedeli a chiedere grazie e guarigioni. Nella sua casa fu istituito un ospedaletto, detto l'Ospitale di S. Alberto, che venne assorbito nel 1451 nell'Ospedale maggiore. La Città di Cremona celebrò per la prima volta in modo solenne la sua festa, il 7 maggio 1349. Nel tempo, fu eletto a Parma patrono dei brentadori (portatori di vino - e all'occorrenza, lavatori di strade e spegnitori d'incendi) e, in Spagna, dei lavoratori della lana. Anche il suo paese natale rivendicò il suo corpo, ma non ottenne che un braccio nel 1481, quando il suo corpo fu levato dal sepolcro e riposto in un'urna di marmo collocata sotto l'altare della cappella a lui dedicata, donata nel 1493 all'Università dei brentadori della città con l'obbligo di celebrarvi una messa settimanale e di mantenervi accesa una lampada giorno e notte, mentre il capo fu posto in un reliquiario ottagonale sormontato da una statuetta del santo in abito domenicano. Il suo culto ab immemorabili fu riconosciuto nel 1748. Nel 1776 la corporazione dei brentadori fu soppressa ed il parroco donò gli arredi della cappella e le reliquie al Capitolo della Cattedrale. Le reliquie furono riposte nella cripta del Duomo, dove si conservavano gli altri corpi santi, dove rimasero - salvo un osso dell'omero ed una clavicola donate nel 1783 dal vescovo Ignazio M. Fraganeschi al Duca di Parma - sino al 1903, quando la Congregazione dei Riti autorizzò la traslazione del corpo a Villa d'Ogna, ove - vestito dell'abito del terz'ordine domenicano - è oggi venerato. GG
Andrea Caccioli
Nato a Spello nel 1194, amava ritirarsi solitario in preghiera. Il luogo preferito era il Monte Subasio, dove sorgevano due monasteri: quello dei Benedettini e quello delle Clarisse. Nel 1216 fu ordinato sacerdote dal Vescovo di Spoleto e un anno dopo, rimasta vacante la Parrocchia del suo paese, ne fu nominato parroco a ventitre anni. Alcuni anni prima, Francesco d’Assisi aveva dato vita alla comunità dei Frati Minori e desiderando farsi francescano, incontrò Francesco nel monastero delle Clarisse di Vallegloria, ma fu da lui fu persuaso a rimanere parroco e a badare alla mamma anziana, che morì quattro anni dopo. Allora ritenutosi libero, andò dal Vescovo a manifestargli i suoi propositi. Diffusasi la notizia, molti cercarono di fargli cambiare idea ma, arrivato il permesso, vendette i suoi beni per distribuirne il ricavato ai poveri, benedisse tutti e lasciò Spello per il convento di S. Maria degli Angeli d'Assisi. Fu accolto da S. Francesco che gli consegnò il saio. Visse l’anno di noviziato  nella comunità primitiva ed emise la professione davanti a Francesco: era il primo parroco-sacerdote a diventare frate. Quando Francesco morì, nel 1226, si rivolse a lui raccomandandogli l’importanza della proclamazione della Parola di Dio. Rinunciò allora alla vita eremitica per annunziare il Vangelo. Assistette alla canonizzazione di Francesco e nel 1233 fu inviato in Spagna al Capitolo dei Frati di Soria, tormentata da una rovente siccità, si verificò il miracolo che l'avrebbe fatto indicare come “il santo delle acque”. Analogo prodigio produsse anche per le Clarisse di Vallegloria rimaste senz’acqua e da quel momento ci si rivolgeva a lui in ogni periodo di siccità, e sempre con successo. Nominato predicatore dell’Ordine, per otto anni, dal 1235, viaggio a Verona, Como, Crema, Padova, Reggio Emilia, Roma e anche in Francia. Ebbe sempre la cura spirituale delle Monache di Vallegloria, che gli erano state affidate direttamente da S. Chiara. Quando a Spello i cittadini offrirono all’Ordine la Chiesa di S. Andrea apostolo, il Ministro Generale, Fra Giovanni da Parma, ve lo mandò come Guardiano (1253), e qui morì nel 1254. Il corpo fu deposto nella chiesa e dal 1360 fu venerato come compatrono di Spello, benché solo nel 1738 Clemente XII ne abbia confermato il culto. È ricordato il 3 Giugno.
Filippo di Piacenza
Le sue prime notizie si leggono in un manoscritto del XV secolo, conservato nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, che consiste in una raccolta di tredici abbozzi agiografici del XIV secolo, intitolati Vita brevis aliquorum fratrum heremitarum. Vi si raccontano le virtù e i miracoli di 14 santi frati agostiniani dei secoli XIII e XIV, che si distinsero per la loro dedizione alla vita eremitica che si dice S. Agostino avesse fondato a Roma. L'autore è un frate agostiniano toscano della provincia di Pisa, che scrisse negli anni in cui fu priore generale dell'ordine Guglielmo da Cremona, cioè dal 1326 al 1342. Il capitolo «9. DE FRATRE PHILIPPO LOMBARDO», oltre a sottolineare la santa e austera vita del frate, registra in special modo una storia che viene ripetuta dai successivi autori agostiniani. Secondo lui, fu per l'intercessione del Beato Filippo che il già citato fra Guglielmo da Cremona fu guarito miracolosamente da una grave malattia. Il resoconto della guarigione aiuta a stabilire approssimativamente il periodo in cui visse il Beato Filippo. Se il testo non autorizza a desumere che la guarigione sia avvenuta durante il generalato di fra Guglielmo, suggerisce che ciò accadde precedentemente, cioè durante la sua giovinezza, quando fra Filippo era già deceduto. Nella più antica fonte piacentina, la "Cronica manoscritta antica di Piacenza", citata da Pietro Maria Campi, uno storico locale del diciassettesimo secolo, si legge: «Eodem anno (MCCCVI) Beatus Frater Philippus Ord. F. Eremitanorum obijt in Civitate Placentiae Miraculis coruscando, et sepultus fuit in Ecclesia Fratrum Eremitanorum Placentiae [S. Lorenzo]». Anche gli agostiniani Herrera (2.241) e Torelli (5.267-69) accettarono la data proposta dal manoscritto, stimando l'epoca della nascita a dopo il 1250, ed aggiunsero qualche dettaglio in più circa la venerazione che il popolo di Piacenza aveva per fra Filippo. A questo proposito è interessante riportare quanto scrisse il Torelli: «28 - Questo Servo di Dio poi, fin dal tempo della sua beata morte, ha sempre goduto non solo il titolo di Beato, ma anche il publico culto; attesochè il suo Santo Corpo si riverisce, et adora sopra un nobile Altare, et ogni anno nel terzo giorno di Pentecoste si celebra la di lui Festa con gran concorso di Popolo, al quale si dispensa un’Acqua benedetta per divotione del B. Filippo, la quale dagl’Infermi bevuta, produce molte meraviglie a pro di quelli, che con buona fede la bevano.»
Bernardo da Corleone
Nacque a Corleone (Palermo), il 16 febbraio 1605, quinto figlio d'un calzolaio e nipote d'un sacerdote. Fu battezzato coi nomi di Filippo Latino. In gioventù amava osservare le esercitazioni di scherma tra ufficiali e soldati del locale presidio spagnolo. Entrò nella milizia cittadina e si scoprì “una delle migliori lame”. Le ragioni a favore della spada – in quell’epoca – aveva pure qualche peso: al buon spadaccino si portava rispetto, anche se figlio d'un calzolaio. Ma fu sfidato da certo Vito Canino, temibilissimo con l’arma in mano, che nello scontro però si trovò con un braccio in meno. Filippo si rifugiò in convento e sette anni dopo, nel 1631, nel noviziato cappuccino di Caltanissetta, a 26 anni, indossò il saio con il nome di frate Bernardo. Si rese disponibile a tutti i  lavori più umili e alla cura dei confratelli malati ed anche degli animali, in un tempo in cui la morte di un mulo o di un bovino poteva significare la rovina per una famiglia. Morì a 62 anni a Palermo, il 12 gennaio 1667, accompagnato dalla fama di santità. Fu beatificato da Clemente XII il 15 maggio 1768. È stato canonizzato da Papa Giovanni Paolo II, il 10 giugno 2001. È ricordato il 12 gennaio.
Giovanni Maria Bonomi (?)
Giovanna Scopelli
Nata a Reggio Emilia nel 1428, visse prima da "mantellata" carmelitana nella sua casa. Morti i genitori, si unì ad altre donne costituendo una comunità nel 1480. Nella sua città natale, nel 1485 ottenne la casa e la chiesa degli Umiliati che trasformò in monastero, detto volgarmente "Le Bianche" e affidato alla Congregazione Mantovana. Ivi esercitò l'ufficio della priora, contando la comunità 20 elementi. Alla beata, dotata di spiccata pietà mariana e animata da intenso spirito di penitenza, si attribuiscono fatti straordinari. Morì il 9 luglio del 1491. Il suo culto liturgico fu approvato da Clemente XIV nel 1771. È ricordata il 9 luglio.
Orsolina da Parma (vedi inv. n. R46)

Misure: 5,5 x 4,53 x 1,12 cm
Stato Conservazione: Discreto
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Cattedrale di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII - XIX
Peso: 17,9 gr


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