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Reliquie delle Ss. Maria di Cleofa, Francesca Romana, Scolastica, Paola vedova romana, Chiara d'Assisi, Rosa da Viterbo, Margherita da Cortona, e delle Ss. martiri Aconia e Domitia
Datazione Sec. XVIII - XIX
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R120
Vecchio inventario:
Materiale: Argento, vetro, cartoncino, carta, filo angentato
Tecnica: Ritaglio, saldatura, cesello, incollaggio
Descrizione: Teca ovale d'argento costituita dal contenitore anteriore (manca il coperchio posteriore) con cornice cesellata a zig zag, falda e vetro. Racchiude un vassoietto di cartoncino ricoperto di seta verde, con cornice e divisioni a rombi e ovali di carta dorata sulle coste, con inserti di spirali di fili argentati, sul quale sono incollate le reliquie ed i cartigli con le iscrizioni manoscritte: 1) S. Clare V 2) S. M. Cleophae. 3) S. Franc. Rom. 4) S. Marg. Cor. 5) S. Rosae Viterb. 6) S. Scolasticae 7) S. Paula V.R. 8) S. Aconiae M. 9) S. Domitiae M..
Dalla fede di autenticità redatta dal vescovo di Fidenza Pietro Grisologo Basetti (inv. n. G67), si evince che le reliquie erano già state riconosciute dal predecessore Alessandro Garimberti.
GG
Descrizione:

Note storiche
Maria di Cleofa
Moglie di Cleopa (poi volgarizzato in Cleofa), era probabilmente una parente di Maria Santissima. I suoi figli furono chiamati “fratelli” di Gesù,, termine semitico, che indicava anche i cugini. Ella è conosciuta anche come Maria Jacobi, poiché è considerata la madre di Giacomo, detto il Minore, che poi fu vescovo di Gerusalemme. Faceva parte del gruppo di donne che seguirono il Signore per tutta la Galilea e S. Giovanni ce la presenta fra il coro delle “pie donne”, con la SS. Vergine e con Maria di Magdala, ai piedi di Gesù in croce. Anche lei rimase presso il Calvario dopo la morte del Redentore, assistette alla sua sepoltura, si recò con le altre donne al sepolcro e poté constatare la risurrezione di Gesù. È ricordata il 9 aprile.
Francesca Romana (vedi inv. n. R40)
Scolastica
Sorella di Benedetto, nata a Norcia nel 480 ca., richiama al femminile gli inizi del monachesimo occidentale, fondato sulla stabilità della vita in comune. Da giovanissima si consacrò al Signore col voto di castità e più tardi, quando già Benedetto viveva a Montecassino con i suoi monaci, in un altro monastero della zona lei fece vita comune con un gruppetto di donne consacrate. È ricordata dalla Chiesa come santa, ma di lei si sa ben poco. L’unico testo che ne parla è il secondo libro dei Dialoghi di papa Gregorio Magno (590-604). Ma si tratta di composizioni esortative, edificanti, che propongono esempi di santità all’imitazione dei fedeli, mirando ad appassionare e a commuovere, senza ricercare il dato esatto e la sicura referenza storica. Inoltre, l'autore ne parla solo in riferimento al fratello Benedetto: Tra loro era stato convenuto di incontrarsi solo una volta all’anno. E Gregorio li mostra appunto nella Quaresima (forse) del 542, fuori dai rispettivi monasteri, in una casetta sotto Montecassino. Un colloquio che avebbe potuto non finire più, su tante cose del cielo e della terra. Venne l’ora di separarsi. Scolastica avrebbe voluto prolungare il colloquio, ma Benedetto rifiutò: la Regola non si doveva infrangere. Allora Scolastica si raccolse in preghiera, ed ecco scoppiò un temporale violentissimo che bloccò tutti nella casetta. Così il colloquio putè continuare ancora per un po’. Infine, fratello e sorella con i loro accompagnatori e accompagnatrici si separarono; e fu il loro ultimo incontro. Tre giorni dopo Benedetto apprese la morte della sorella vedendo la sua anima salire verso l’alto in forma di colomba. I monaci scesero allora a prendere il suo corpo, dandogli sepoltura nella tomba che Benedetto aveva fatto preparare per sé a Montecassino. La sua memoria si celebra il 10 febbraio.
Paola vedova romana
Appartente ad una famiglia dall’alta aristocrazia, nacque a Roma nel 347, durante il lungo regno di Costantino II. A quindici anni le fecero sposare Tossozio, un nobile del suo rango. Ebbe quattro figlie (Blesilla, Paolina, Eustochio e Ruffina), e poi un maschio che fu chiamato come il padre. Ma a 32 anni era già vedova. Continuò a dedicarsi alla famiglia, insieme a impegni religiosi e caritativi. Il suo palazzo accoglieva incontri, riunioni di preghiera e di approfondimento della dottrina cristiana, iniziative per i poveri. Acquistò vivacità quando invitò agli incontri il dalmata Girolamo, giunto nel 382 a Roma insieme a due vescovi d’Oriente, e il suo ascendente fu assai forte sulla vedova, alla quale comunicò la sua passione per le Sacre Scritture. Sul finire del 384 morì il papa Damaso. Girolamo tornò in Terrasanta per dedicarsi alla traduzione latina delle Sacre Scritture. L’anno dopo partì verso l’Oriente anche Paola, accompagnata dalla figlia Eustochio, mentre Paolina, a Roma, si occupò di Ruffina e Tossozio. Percorsero dapprima l’Egitto, nei luoghi dove i Padri del deserto si erano ritirati, «soli al mondo con Dio». Poi tornò con la figlia in Palestina, a Betlemme: e vi si fermò per sempre. Spese le sue ricchezze per creare una casa per i pellegrini, e due monasteri, uno maschile e uno femminile. Nel primo lavorò Girolamo fino alla morte (nel 419/420). Paola prese dimora in quello femminile, nel quale si costituì una comunità sotto la sua guida, dove morì a 59 anni, il 26 gennaio 406, affidando le cinquanta monache alla figlia Eustochio. Fu sepolta «In Betlemme di Giuda», come dice di lei il Martyrologio Romano, nel giorno della sua memoria.
Chiara d'Assisi
La sera della domenica delle Palme (1211 o 1212) una ragazza diciottenne fuggì dalla sua casa in Assisi e corse alla Porziuncola, dove l’attendevano Francesco e il gruppo dei suoi frati minori. Le fecero indossare un saio da penitente, le tagliarono i capelli e poi la ricoverarono in due successivi monasteri benedettini, a Bastia e a Sant’Angelo. Infine prese dimora nel piccolo fabbricato annesso alla chiesa di San Damiano, che era stata restaurata da Francesco. Qui fu raggiunta dalla sorella Agnese; poi dall’altra, Beatrice, e da gruppi di ragazze e donne: divennero presto una cinquantina.
Così incominciò, sotto la spinta di Francesco, a una famiglia di claustrali radicalmente povere, come singole e come monastero, viventi del loro lavoro e di qualche aiuto dei frati minori, immerse nella preghiera per sé e per gli altri, al servizio di tutti, preoccupate per tutti. Chiamate popolarmente “Damianite” e da Francesco “Povere Dame”, furono poi per sempre note come “Clarisse”. Da Francesco ottenne una prima regola fondata sulla povertà. Francesco consigliò, ispirò sempre, fino alla morte (1226), ma lei fu per parte sua una protagonista, anche se fu faticoso farle accettare l’incarico di abbadessa. In un certo modo essa preannuncò la forte iniziativa femminile che il suo secolo e il successivo videro svilupparsi nella Chiesa. Il cardinale Ugolino, vescovo di Ostia e protettore dei Minori, le diede una nuova regola che attenuò la povertà, ma lei non accettò sconti: così Ugolino, diventato papa Gregorio IX (1227-41) le concesse il “privilegio della povertà”, poi confermato da Innocenzo IV con una solenne bolla del 1253, presentata a Chiara pochi giorni prima della morte.  Due anni dopo Alessandro IV la proclamò santa.
Rosa da Viterbo
Nacque a Viterbo da Giovanni e Caterina, forse agricoltori nella contrada di Santa Maria in Poggio. Sui 16-17 anni, gravemente malata, ottenne di entrare fra le terziarie francescane, che seguivano la regola vivendo in famiglia. Guarita, si mise a percorrere Viterbo portando una piccola croce o un’immagine sacra: pregando ad alta voce ed esortando tutti all’amore per Gesù e Maria, alla fedeltà verso la Chiesa. Nessuno le aveva dato questo incarico. In quel tempo la città fu coinvolta nei dissidi fra la il Papa e l'imperatore Federico II. Occupata da quest’ultimo nel 1240, nel 1247 l'accettò come sovrano. Rosa prese l'iniziativa di rafforzare la fede cattolica, contro l’opera di vivaci gruppi del dissenso religioso, nella città dove comandavano i ghibellini. Un’iniziativa spirituale, ma collegata alla situazione politica. Per questo, il podestà la mandò con la sua famiglia in domicilio coatto a Soriano del Cimino. Un breve esilio, perché nel 1250, morto Federico II, Viterbo ritornò nei domini della Chiesa. Ma la voce di Rosa  non fu più udita nelle strade. Morì il 6 giugno del 1251 (altri pongono gli estremi della sua vita tra il 1234 e il 1252) e fu sepolta senza cassa, nella nuda terra, presso la chiesa di Santa Maria in Poggio. Nel novembre 1252 Innocenzo IV fece inumare la sua salma dentro la chiesa e promosse il primo processo canonico, che forse non cominciò mai. Nel 1257 Alessandro IV ordinò la traslazione del corpo nel monastero delle Clarisse. La fama di santità di Rosa crebbe ugualmente, e nel 1457 Callisto III ordinò un nuovo processo, regolarmente svolt ma siccome il papa morì, Rosa non fu mai canonizzata col solito rito solenne. Il suo nome fu tuttavia elencato tra i santi nell’edizione del 1583 del Martyrologio romano.  Nel 1922 Benedetto XV l'ha proclamata patrona della Gioventù Femminile di Azione Cattolica. La morte di Rosa si commemora il 6 marzo, ma le feste più note in suo onore sono, a Viterbo, quelle di settembre, che ricordano la traslazione del corpo della patrona nell’attuale santuario a lei dedicato.
Margherita da Cortona (vedi inv. n. R10)
Aconia e Domitia
Non è possibile fornire dati storici sulle due martiri le cui reliquie sono inserite nella teca. Si potrebbe pensare trattarsi delle reliquie di corpi di Santi battezzati, cioè dei corpi santi che dopo essere stati scoperti nelle catacombe con «gli [...] indizii della Santità e specialmente del martirio [...] Fu stile introdotto già da tempo dai Romani Pontefici di estrarre dai Romani Cimiteri corpi e ss. Reliquie, per mandarli in dono alle chiese più lontane, [...]. E quando mancavano di nome, gliene imponevano uno, affinché potessero essere esposte alla pubblica venerazione.» [cfr.: Luigi Pettenati, Deputazione per la ricognizione delle Sacre Reliquie nella diocesi di Borgo San Donnino..., 1851, p. 19; Ms. conservato nell'Archivio Diocesano di Fidenza.

Misure: 5,5 x 4,6 x 1,1 cm
Stato Conservazione: Discreto
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Cattedrale di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII - XIX
Peso: 18,1 gr


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