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Reliquie dei Ss. Ermenegildo m., Enrico Imperatore, Ferdinando III re di Castiglia, Riccardo re, Sigismondo m., Odoardo C., Leopoldo d'Austria, Elena Imperatrice, Elisabetta d'Ungheria, Margherita di Scozia
Datazione Sec. XVIII - XIX
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R116
Vecchio inventario:
Materiale: Argento, vetro, cartoncino, carta, filo angentato
Tecnica: Ritaglio, saldatura, cesello, incollaggio
Descrizione: Teca ovale d'argento costituita dal contenitore anteriore (manca il coperchio posteriore) con cornice cesellata a lobi, falda e vetro. Racchiude un vassoietto di cartoncino ricoperto di seta rosa e bianca, con cornice e divisioni a rombi e ovali di carta dorata sulle coste, sul quale sono incollate le reliquie ed i cartigli con le iscrizioni manoscritte: 1) s. Hermeneg. M.  2) s. Henrici C. 3) s. Ferdinand. C. 4) s. Ricardi C. 5) s. Sigismundi M. 6) s. Odoardi C. 7) S. Leopoldi C. 8) S. Helen. Imper. 9) S. Elisab. R.U. 10)  S. Marg. S.R..
Dalla fede di autenticità redatta dal vescovo di Fidenza Pietro Grisologo Basetti (inv. n. G83), si evince che le reliquie erano già state riconosciute dal predecessore Alessandro Garimberti.
GG
Descrizione:

Note storiche
Ermenegildo
Le  sue vicende hanno sollevato perplessità tra storici e agiografi: qualcuno ne riconosce la santità molto a malincuore, perché la sua ribellione armata contro il padre è ben lontana dall'essere considerata "giustificata". Il disaccordo cominciò già coi primi quattro biografi: mentre Giovanni abate di Biclaro e poi vescovo di Gerona furono ostili e Isidoro di Siviglia almeno perplesso, S. Gregorio di Tours offrì un'attenta narrazione e S. Gregorio Magno tracciò un vero e proprio panegirico. Ermenegildo era figlio di Leovigildo, che nel 567 successe ad Atanagildo e fu il primo visigoto ad essere insignito del titolo di re e legato imperiale in Spagna. I Visigoti, che Clodoveo aveva definitivamente relegato nella Spagna, avevano abbracciato il cristianesimo ariano, proposto loro nella seconda metà del sec. IV dal vescovo Ulfila (o Wulfila). Sua madre Teodosia era cattolica ed egli sposò una principessa cattolica, Ingonda, nipote della seconda moglie di Leovigildo, Goswinta, vedova di Atanagildo e ariana "arrabbiata": la tradizionale ostilità tra cattolici e ariani era stata accresciuta in lei dal fatto che sua figlia, zia di Ingonda, era morta tragicamente per mano di un principe "cattolico". Goswinta tentò invano, con le buone e con le cattive, di far "convertire" Ingonda: un giorno, dopo averla duramente picchiata, la denudò e la trascinò in una piscina per ribattezzarla suo malgrado. Per far cessare le tensioni, Leovigildo esiliò il figlio Ermenegildo a Siviglia. Qui egli  abbracciò il cattolicesimo e, forse con l'approvazione di S. Leandro, fratello di S. Isidoro, mise a punto un piano d'insurrezione contro il padre, chiamando in aiuto Bizantini e Svevi. Venne però sconfitto e si arrese dietro garanzie proposte con la mediazione di suo fratello Recaredo. Fu incarcerato a Valencia e poi a Tarragona, dove il giorno di Pasqua del 585, rifiutò di ricevere la comunione dalle mani del vescovo ariano inviatogli dal padre, che ne ordinò perciò l'immediata esecuzione: proprio per questa circostanza, il suo fu considerato un vero martirio. Per il pressante intervento di Filippo II, nel 1586, Sisto V fissò la sua memoria al 13 aprile. È patrono della Spagna.
Enrico Imperatore 
Era figlio del duca di Baviera e nacque in un castello sulle rive del Danubio nel 973. Suo padre, dapprima denominato "il rissoso", addolcì il carattere fino ad essere chiamato "il pacifico". Suo fratello, Bruno, divenne vescovo di Augusta. Le sue due sorelle erano Brigida, che si fece monaca, e Gisella, che sposò il re S. Stefano di Ungheria. Enrico fu affidato dalla madre ai canonici di Hildesheim e più tardi al vescovo di Ratisbona, S. Wolfgang, alla cui scuola si formò culturalmente e spiritualmente. Divenne re di Germania e due anni dopo, Benedetto VIII pose sul suo capo e su quello di sua moglie Cunegonda la corona imperiale. Poco prima i feudatari italiani, stanchi del dispotismo di Arduino, marchese di Ivrea, lo avevano incoronato a Pavia re d'Italia. Consigliato da S. Odilone, abate di Cluny, promosse la riforma del clero e dei monasteri. Morì il 13 luglio 1024 e fu sepolto a Bamberga. Papa Eugenio III lo canonizzò nel 1146. La sua memoria si celebra il giorno della morte.
Ferdinando
Nacque nel 1198 da Alfonso IX re di Leon e Berenguela di Castiglia. Con lui si unirono definitivamente i due regni. Fu un governatore modello dei principi cristiani, sagace e abile nelle trattative. Si dimostrò sempre intransigente con gli eretici, mentre, per contro, fu sempre generoso e magnanimo verso i vinti, tollerante con i giudei, ubbidiente nei confronti della Chiesa. Re prudente, ebbe sempre accanto un consiglio di 12 persone, con le quali si consultava sugli affari gravi ed importanti regno; per governare in pace e giustizia i suoi sudditi, iniziò la redazione di un codice di leggi, ultimato da suo figlio Alfonso X, il quale per questo fu noto come re delle "Sette Partite". Oltre che re magnanimo e capitano invincibile fu una figura umana esemplare e degna d'imitazione. In mezzo alle glorie del mondo fu pio, devotissimo della Madonna, grato sempre al Signore delle sue vittorie, umile fino a chiedere la pubblica penitenza: chiese con edificante umiltà perdono nel momento in cui gli veniva amministrata l'estrema unzione, che volle ricevere in ginocchio, nonostante la grave infermità; riconobbe come ricevuto da Dio il regno che tanto aveva ingrandito e glielo offerse insieme alla sua anima il 30 maggio 1352. Il suo culto fu limitato alla città di Siviglia fino al sec. XVII. Nel 1629 s'iniziò il processo di canonizzazione e, dimostrato il culto immemorabile, accertata la verità di molti miracoli, comprovata l'incorruzione del suo corpo, fu canonizzato da Clemente X il 4 febbraio 1671. Il culto si estese rapidamente a tutta la Spagna e l'arma dei genieri dell'esercito lo scelse come patrono. Protettore dei carcerati, dei poveri, dei governanti e degli ingegneri, la sua festa è il 30 maggio.
Riccardo
Di origini inglesi, il Martyrologio Romano dice al giorno 7 febbraio: «A Lucca, in Toscana, deposizione di san Riccardo, Re d'Inghilterra, che fu padre di san Villebaldo, Vescovo di Eichstatt, e di santa Valburga Vergine». Come avviene con una certa frequenza, vi sono in poche righe parecchie inesattezza e lacune. Anzitutto pare ormai certo che Riccardo non fu mai "Re d'Inghilterra" e che forse il suo vero nome non era neppure "Riccardo". Egli inoltre fu padre non solo di S. Villebaldo (o più esattamente Villibaldo, dall'inglese Willibald) - che fu vescovo di Eichstatt - e di S. Valburga, ma anche di S. Vunibaldo (dall'inglese Wynnebald), abate di Heidenheim. Verso il 720, secondo un tardivo racconto di Hugebure, monaca di Heidenheim, Villibaldo, ventenne, e Vunibaldo, diciannovenne, partirono col padre dallo Hampshire. La meta era Roma, dove i tre contavano di venerare le reliquie dei Ss. Pietro e Paolo e da cui avrebbero poi proseguito per la Terrasanta. Solo Villibaldo potè completare il programma, poichè Vunibaldo si fermò a Roma fino al 739, mentre il loro padre dovette interrompere il viaggio ancor prima, a Lucca, dove morì e fu sepolto nella basilica di S. Frediano, nel 722. La storia dei due fratelli, cui s'aggiunsero la sorella Valburga e un altro fratello di cui s'ignora il nome, continua con la loro stretta ed efficace collaborazione con S. Bonifacio, apostolo dei Germani, festeggiato il 5 giugno.
Sigismondo
Era figlio del re dei Burgundi, Gundobaldo, ma già da principe governava una parte del territorio nazionale con Ginevra come capitale e fu proprio in questo periodo che si convertì al Cattolicesimo (dopo il 501) per opera di s. Avito; fu il primo re barbaro della Gallia a convertirsi. Nel 516, dopo la morte del padre, divenne re e si mostrò fervente cattolico, prese posizione contro gli ariani chiedendo l’appoggio del lontano imperatore di Costantinopoli, Anastasio. Suo figlio Sigerico, avuto dalla prima moglie, non godeva della simpatia della sua seconda moglie, la quale lo persuase che il figlio voleva attentare alla sua vita per impossessarsi del regno. Allora fece strangolare il giovane in sua presenza (522), ma appena compiuto il crimine si pentì e per espiare si ritirò in penitenza nel monastero di Aguane, in Svizzera, da lui stesso fondato. L'episodio è narrato da s. Gregorio di Tours nella sua Historia Francorum. Al periodo del suo soggiorno ad Agaune si collega la nascita della Laus perennis, cioè un canto liturgico ininterrotto, cantato dai monaci a turno. Il delitto di Sigismondo attirò su di sé e sulla Borgogna una serie di guai; si trovò contro il nonno del giovane Sigerico, Teodorico il Grande, e quindi restò senza aiuti davanti alle pretese dei Franchi che volevano conquistare l’ultimo regno germanico indipendente della Gallia. Ci fu una guerra e Sigismondo fuggito ad Agaune, fu fatto prigioniero insieme alla moglie e ai figli dal re franco Clodomiro, che li riportò ad Orleans. Alla fine furono tutti buttati in un pozzo vicino al villaggio che da allora porta il nome Sigismond (Loiret). Fu ben presto considerato martire e il suo corpo portato ad Agaune e poi trasferito a Praga. Tradizionalmente si commemora il 1° maggio.
Odoardo (Edoardo)
Ci sono due Santi di nome Edoardo: tutti e tutti e due Re d'Inghilterra. Il primo, zio del secondo, è Sant'Edoardo Martire, il secondo è detto "il Confessore ", perché dichiarò apertamente la fede cristiana durante tutto il suo Regno. Educato alla Corte di Normandia, si sentiva un po' straniero in Patria, quando giunse sul trono nel 1042. Del re ebbe l'aspetto e il portamento, restando però uomo affabile e modesto. Molta preghiera, molti esercizi di pietà, poco cibo, poche bevande, una vivissima carità, ecco le norme che guidarono la sua vita dalla gioventù fino alla vecchiaia. Ma non seppe opporsi ai capi dell'aristocrazia, che sminuirono a loro favore il prestigio e il potere del re. Fece comunque venire dal continente sacerdoti e religiosi di alto valore, la cui influenza nella vita spirituale del paese durò più a lungo delle conseguenze politiche del suo debole regno. Morì senza discendenza il 5 gennio 1066, poco dopo la consacrazione della restaurata chiesa abbaziale di Westminster. Fu, per molto tempo, l'ultimo Re inglese: dopo di lui, Guglielmo I detto il Conquistatore, Duca di Normandia, usurpò il trono inglese. Si aprì un nuovo periodo storico e presto i pittoreschi e pacifici costumi dei tempi andati furono ricordati, con una punta di nostalgia, come "la legge del buon Re Edoardo", al punto che la fantasia popolare lo immaginò come un saggio legislatore, un novello Salomone e secondo Giustiniano. Perciò, prima di San Giorgio negli ultimi secoli del Medio Evo, fu invocato come protettore del paese, nel quale i re stranieri vedevano un ideale modello, e il popolo un simbolo di equo governo e di patriottismo anglosassone. Sulle sue reliquie, accolte a Westminster, il popolo inglese trovò così un punto d'incontro con i regnanti di provenienza straniera. Si commemora il 5 gennaio.
Leopoldo d'Austria
Nacque a Melk, nel 1073, da un altro Leopoldo, e venne educato dal monaco Altmanno, santo Vescovo di Passau. Succedendo sul trono al padre, la sua prima preoccupazione fu quella di appoggiare i diritti della Chiesa e di promuovere con la riforma dello spirito religioso e dei costumi ecclesiastici, auspicata da tutti i migliori spiriti del tempo. Alleato dell'Imperatore Enrico V, che in un primo tempo pareva favorevole a Roma e si era ribellato al padre Enrico IV, scomunicato dal Papa, ne ebbe in sposa la sorella, vedova di Federico di Hohenstaufen. Dal primo marito ella aveva avuto tre figli, da Leopoldo ne ebbe altri diciotto, i quali, una volta cresciuti, popolarono conventi, monasteri e vescovadi.
La sua vita privata, come quella della moglie, fu degna d'un asceta, e i quaranta anni del suo regno furono giusti e prosperosi, per quanto dovette guerreggiare contro gli Ungheresi. Il popolo lo chiamò "il Pio", e, con un attributo spesso usato, "Padre dei poveri". Alla morte di Enrico V venne proposto come Imperatore, ma vi rinunziò e scese in Italia al fianco al neo-eletto Lotario III. La sua più costante cura fu quella di fondare o di dotare chiese e monasteri. Aiutò generosamente il monastero di Melk, sua città natale, e fondò quello di Neuburg. Ma sua gloria maggiore fu la fondazione della cappella, o " cella ", dedicata alla Vergine, e che poi, sotto la guida dei monaci benedettini, col nome di Mariazell, divenne famosa come il più antico e il più importante santuario mariano di tutta l'Austria. Mori nel 1136 in mezzo a grandissimo compianto e viene ancora considerato come Patrono dell'Austria cattolica. Si ricorda il 15 novembre.
Elena
Nata in Bitinia da famiglia plebea, era stata ripudiata dal marito, il tribuno militare Costanzo Cloro, per ordine dell'imperatore Diocleziano. La legge romana non riconosceva il matrimonio celebrato tra un patrizio e una plebea, che veniva considerata semplicemente una concubina, e quando il marito ebbe il titolo di "Augusto" col collega Galerio, fu costretto a disfarsi di lei, pur trattenendo con sé il figlio Costantino, nato dalla loro unione nel 285. Quando, alla morte del padre, Costantino venne acclamato "Augusto" nel 306, la madre potè tornare accanto al figlio, col titolo di Nobilissima Foemina, per avere poi il più alto onore cui donna potesse aspirare, quello di Augusta, quando il figlio, sconfiggendo Massenzio alle porte di Roma, divenne totius orbis imperator.
Fu l'inizio di una pacifica opera di ricostruzione, che comprese la pace col cristianesimo. Quanta parte abbia avuto sua madre in questa conversione dalle conseguenze portentose, non è dato sapere. Anche se lo storico Eusebio, autore tra l'altro di una Vita di Costantino, afferma che fu l'imperatore a condurre alla fede la madre, molti ritengono sia stata Elena a convertire il figlio; conversione però alquanto tiepida, se egli attese il momento della morte per ricevere il battesimo, nel 337. Al contrario, Elena mostrò un fervore religioso, che si tradusse in grandi opere benefiche e nelle celebri basiliche sui luoghi santi, di cui divenne intrepida esploratrice. Nonostante la tarda età, scese in Palestina per seguire gli scavi iniziati a Gerusalemme dal vescovo S. Macario e ritrovò la tomba di Cristo, scavata nella roccia, e poco distante sua la croce e quelle dei due ladroni. L'invenzione della croce, avvenuta nel 326 sotto i suoi occhi, produsse una grande emozione in tutta la cristianità. Incoraggiata da questo primo successo, cercò e ritrovò la grotta della natività a Betlemmme e il luogo sul monte degli Olivi dove Gesù s'era intrattenuto con i suoi discepoli prima di salire al cielo. A queste scoperte seguì la costruzione di altrettante basiliche, una delle quali, sul monte degli Olivi, portò il suo nome. Morì probabilmente intorno al 330 e si ricorda il 18 agosto.
Elisabetta d'Ungheria
Nata nel 1207, figlia di Andrea II d'Ungheria, fu fidanzata a quattro anni e sposò a quattordici Luigi, dei Duchi di Turingia, che ne aveva venti. Ma nell'estate del 1227 il marito partì per la Crociata, mentre lei aspettava il terzo figlio. Dopo tre mesi giunse la notizia che il Duca è morto in Italia. Appena vedova si scatenarono contro di lei le cupidigie dei cognati, che forse non l'avevano mai sopportata. Fu scacciata dal castello di Wartburg; le furono tolti i figli, per i quali rinunziò all'eredità. Ridotta in povertà, vestì l'abito delle Terziarie francescane e si dedicò alle opere di misericordia. Nello spirito e dietro l'esempio di San Francesco, morto soltanto da un anno, soccorse gli ammalati e curò i lebbrosi; fondò in onore del santo assisiate l'ospedale di Marburg. Per quattro anni fece vita di estrema penitenza e d'intensa carità, non mangiando, non dormendo, dando tutto ai poveri, accorrendo al letto degli ammalati. Morì a ventiquattro anni, a Marburg, il 17 novembre 1231. Tradizionalmente era ricordata il 19 novembre, ma il Calendario della Chiesa ha anticipato  la sua memoria al 17 novembre.
Margherita di Scozia
Nacque nel 1046 circa in Ungheria, nipote di Edmondo II, detto "Fianchi di Ferro", e figlia di Edoardo, rifugiatosi in terra straniera per sfuggire a Canuto, usurpatore del trono d'Inghilterra. Sua madre, Agata, sorella della Regina d'Ungheria, discendeva dal Re Santo Stefano. Morto l'usurpatore Canuto, Edoardo potè tornare in Inghilterra, quando Margherita non aveva che 9 anni, ma dopo qualche tempo, la famiglia reale dovette fuggire ancora, in Scozia, dove il Re Malcom III chiese la mano di Margherita, che a ventiquattro anni salì così sul trono di Scozia. Ebbe sei figli maschi e due femmine. Promosse l'elevazione religiosa e sociale del popolo. Fu benvoluta dai sudditi, amata dal marito, venerata dai figli e, non avendo dolori propri, cercò di lenire quelli degli altri; non avendo disgrazie familiari o dinastiche, cercò di soccorrere gli altri disgraziati; non conoscendo né miseria né mortificazioni, cercò di consolare i miseri e gli umiliati. Accolse con animo sereno l'unica brutta notizia, che le giunse sul letto di morte: il marito ed il figlio maggiore erano caduti combattendo in una spedizione contro Guglielmo detto il Rosso. Morì a Edimburgo il 16 novembre 1093, giorno nel quale è ricordata.

Misure: 5,52 x 4,54 x 0,98 cm
Stato Conservazione: Discreto
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Cattedrale di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII - XIX
Peso: 19,4 gr


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