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Reliquie dei Ss. Apostoli Filippo, Bartolomeo e Matteo
Datazione Sec. XVIII - XIX
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R131
Vecchio inventario:
Materiale: Argento, cartoncino, carta
Tecnica: Ritaglio, saldatura, incollaggio
Descrizione: Teca ovale d'argento costituita dal contenitore anteriore (manca il coperchio posteriore) con cornice lavorata a zig zag, falda e vetro. Racchiude un vassoietto di cartoncino dipinto di rosa, con cornice e divisioni a volute di carta dorata sulle coste, sul quale sono incollate le reliquie e i cartigli con le iscrizioni manoscritte: 1) S. Philippi Ap. 2) S. Bartholom. 3)  S. Matthei.
Dalla fede di autenticità redatta dal vescovo di Fidenza Pietro Grisologo Basetti (inv. n. G71), si evince che le reliquie erano già state riconosciute dal predecessore Alessandro Garimberti.
GG
Descrizione: Note storiche
Filippo (vedi inv. n. R252)
Bartolomeo
I vangeli lo chiamano Bartolomeo, ma in quello di Giovanni è indicato come Natanaele. Due nomi comunemente intesi il primo come patronimico (BarTalmai = figlio di Talmai, del valoroso) e il secondo come nome personale, col significato di “dono di Dio”.
Giovanni fa conoscere la storia della sua conversione, che non fu immediata. Di Gesù gli parlò con entusiasmo Filippo, suo compaesan "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazareth". La sua risposta fu: "Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?". Ma Filippo replicò: "Vieni e vedi". Gesù e Natanaele Bartolomeo si videro e, questi, si sentì dire: "Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità". Spiazzato da questa fiducia, chiese come faceva a conoscerlo. E la risposta ("Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico") produsse la sua manifestazione di fede: "Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!". E Gesù: "Perché ti ho detto che ti ho visto sotto il fico credi? Vedrai cose maggiori di questa". Poi lo si trova scelto da Gesù con altri undici discepoli per farne i suoi inviati, gli Apostoli e negli Atti che lo elencano a Gerusalemme con gli altri, "assidui e concordi nella preghiera". Quindi il silenzio dei testi canonici, ma ne parlano le leggende, storicamente inattendibili. Alcune lo dicono missionario in India e in Armenia, dove avrebbe esorcizzato la figlia del re, subendo però il martirio nella città di Albanopoli. Il modo in cui fu martirizzato è diverso a seconda delle fonti. Quelle orientali lo dicono decapitato, quelle occidentali scuoiato vivo. Nel 410 le sue spoglie furono trasportate a Martyropolis e Maiafarqin dal vescovo Maruta. Nel 507 vennero traslate dall’imperatore Anastasio I a Darae in Mesopotamia. Nel 546 risultano a Lipari e nel 838 a Benevento. Dal 983, portate a Roma dall'imperatore Ottone III, sono nell’antica vasca di porfido dell’altare maggiore della chiesa di S. Bartolomeo Apostolo all’Isola (Tiberina). Sue reliquie risultano sparse in varie chiese europee. La sua memoria è celebrata il 24 agosto.
Matteo
Pochissimo si sa della sua vita. Chiamato anche Levi, viveva a Cafarnao ed era pubblicano, cioè esattore delle tasse. Seguì Gesù con entusiasmo quando glielo chiese, liberandosi dei beni terreni. Nel suo vangelo riporta le parole di Gesù: «Quando tu dai elemosina, non deve sapere la tua sinistra quello che fa la destra, affinché la tua elemosina rimanga nel segreto... ». Dopo la Pentecoste scrisse il suo vangelo (in aramaico), rivolto agli Ebrei, per supplire, come disse Eusebio, alla sua assenza quando si recò presso altre genti. Il suo vangelo vuole prima di tutto dimostrare che Gesù è il Messia che realizza le promesse dell'Antico Testamento, ed è caratterizzato dal 5 importanti discorsi di Gesù sul regno di Dio. Scritto in una lingua per pochi, il testo di Matteo divenne libro di tutti dopo la traduzione in greco. Negli Atti è citato insieme agli altri apostoli subito dopo l’Ascensione al cielo di Gesù ed presente all’elezione di Mattia, che prese il posto di Giuda Iscariota. È con gli altri undici, quando Pietro, nel giorno della Pentecoste, parla alla folla, annunciando che Gesù è "Signore e Cristo". Predicò in Palestina, tra i suoi, ma sono ignote le sue vicende successive. La Chiesa lo onora come martire, ma probabilmente la sua morte fu naturale, e lo ricorda il 21 settembre. Nella ricognizione effettuata il 24 maggio 1924 all’altare della chiesa inferiore dei Ss. Cosma e Damiano in Roma fu rinvenuta una cassetta d’argento contenente alcune reliquie dell’Apostolo. Provenivano da Salerno, dove si venera il corpo, e vennero portate a Roma dal futuro papa Vittore III e donate a Cencio Frangipane nel 1050, come afferma l'iscrizione sul reliquiario. Una parte d'un braccio, probabilmente donato da Paolo V, è in S. Maria Maggiore. Roma possiede altre sue reliquie a S. Prassede, a S. Nicola in Carcere e ai Ss. XII Apostoli.
Misure: 3 x 2,64 x 0,79 cm
Stato Conservazione: Discreto
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Cattedrale di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII - XIX
Peso: 4,4 gr


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