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Reliquie dei Ss. Gregorio papa, Giovanni Crisostomo e Atanasio vescovi
Datazione Sec. XVIII - XIX
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R125
Vecchio inventario:
Materiale: Argento, cartoncino, carta
Tecnica: Ritaglio, saldatura, incollaggio
Descrizione: Teca ovale d'argento costituita dal contenitore anteriore (manca il coperchio posteriore) con cornice lavorta a zig zag, falda e vetro. Racchiude un vassoietto di cartoncino dipinto di rosa, con cornice a volute di carta dorata sulle coste, sul quale sono incollate le reliquie e i cartigli con le iscrizioni manoscritte: 1) S. Gregorii P. E D. 2) S. Ioann Chr. D. 3) S. Athanasii.
Dalla fede di autenticità redatta dal vescovo di Fidenza Pietro Grisologo Basetti (inv. n. G78), si evince che le reliquie erano già state riconosciute dal predecessore Alessandro Garimberti.
GG
Descrizione:

Note storiche
Gregorio
Nato verso il 540 nella famiglia Anicia, una delle principali di Roma, alla morte del padre Gordiano, ancora giovanissimo era già praefectus urbis. Ammiratore di S. Benedetto, decise di trasformare i suoi possedimenti a Roma (sul Celio) e in Sicilia in altrettanti monasteri, ma non vi potè dimorare a lungo, poiché il papa Pelagio Il lo inviò come apocrisario (=nunzio) a Costantinopoli. Rientrato nel monastero sul Celio, nel 590 fu chiamato al pontificato dall'entusiasmo del popolo e dall'insistenza del clero e del senato di Roma. Fisicamente gracile, la sua salute fu sempre cagionevole: la sua prima serie d'Omelie sul Vangelo dovette farla leggere a un notaio, per l'impossibilità di tenersi ritto. La sua attività in quattordici anni scarsi di pontificato fu, comunque, incredibile: organizzò la difesa di Roma minacciata da Agilulfo, col quale intessè poi rapporti di buon vicinato; amministrò la cosa pubblica con puntigliosa equità, supplendo all'incuria dei funzionari imperiali; ebbe cura degli acquedotti; favorì l'insediamento dei coloni eliminando ogni residuo di servitù della gleba; promosse la missione in Inghilterra di S. Agostino di Canterbury. Fu capace di allargare lo sguardo oltre i confini della cristianità, ma non sdegnò le cure minute della vita quotidiana. Poco prima di morire (604), trovò il modo di far pervenire al vescovo di Chiusi un mantello per l'inverno. Il suo epistolario e le sue omelie al popolo documentano ampiamente sulla sua attività. Ovunque ha lasciato un'impronta, ad esempi in campo liturgico promosse il canto "gregoriano". La sua familiarità con la Sacra Scrittura appare dalle Omelie su Ezechiele e sul Vangelo, mentre i Moralia ne attestano l'ammirazione per S. Agostino. Esercitò un  profondo influsso nella spiritualità, insieme alla Vita di S. Benedetto, il suo Liber regulae pastoralis, molto letto ancor oggi.
Giovanni Crisostomo
Nacque ad Antiochia, probabilmente nel 349 e fu educato dalla madre, S. Antusa. Negli anni giovanili condusse vita monastica in casa propria, poi, mortagli la madre, si recò nel deserto e vi rimase per sei anni, gli ultimi due dei quali trascorsi dentro una caverna. Chiamato in città e ordinato diacono, dedicò cinque anni alla preparazione al sacerdozio e al ministero della predicazione. Fu ordinato sacerdote dal vescovo Fabiano, del quale fu collaboratore nella chiesa antiochena. Nel 398 fu chiamato a succedere al patriarca Nettario sulla cattedra di Costantinopoli. Nella capitale dell'impero d'Oriente esplicò un'attività pastorale e organizzativa caratterizzata dall'evangelizzazione delle campagne, dalla creazione di ospedali, dalle processioni anti-ariane sotto la protezione della polizia imperiale, dai sermoni di fuoco con cui fustigava vizi e tiepidezze, severi richiami ai monaci indolenti e agli ecclesiastici troppo sensibili al richiamo della ricchezza. I sermoni del patriarca duravano oltre un paio d'ore, ma sapeva usare con perizia tutti i registri della retorica per ammaestrare, correggere, redarguire. Predicatore insuperabile, mancava di diplomazia per cautelarsi contro gli intrighi della corte bizantina. Deposto illegalmente da un gruppo di vescovi capeggiati da quello di Alessandria, Teofilo, ed esiliato con la complicità dell'imperatrice Eudossia, venne richiamato quasi subito dall'imperatore Arcadio, colpito da varie disgrazie avvenute a palazzo. Ma due mesi dopo fu di nuovo esiliato, dapprima sulla frontiera dell'Armenia, poi più lontano, sulle rive del Mar Nero. Durante quest'ultimo trasferimento, nel 407, morì. Dal sepolcro di Comana, il figlio di Arcadio, Teodosio il Giovane, fece traslare i suoi resti a Costantinopoli, dove giunsero nel 438, tra una folla osannante. Il soprannome di Crisostomo, cioè, Bocca d'oro, gli venne dato tre secoli dopo dai bizantini. È stato elevato al rango di Dottore della chiesa per la copiosa mole delle sue Omelia. La sua memoria liturgica si celebra il 13 settembre.
Atanasio
Nato ad Alessandria d'Egitto nel 295, fu caparbio difensore dell'ortodossia durante la grande crisi ariana, immediatamente dopo il concilio di Nicea, e pagò la sua resistenza all'eresia con ben cinque esilii inflittigli dagli imperatori Costantino, Costanzo, Giuliano e Valente. Elevato alla sede vescovile di Alessandria a trent'anni, trascorse i suoi due ultimi esili nel deserto, presso gli amici monaci. Per loro il battagliero vescovo scrisse la Storia degli ariani, di cui restano poche pagine, sufficienti per rivelare apertamente il il suo temperament sapeva di parlare con uomini che non intendevano metafore e allora diceva pane al pane: sbeffeggiava l'imperatore, chiamandolo con nomignoli irrispettosi e metteva in burletta gli avversari; ma parlava con calore e slancio delle verità che gli premevano, per strappare i fedeli alle grinfie dei falsi pastori. Durante le numerose involontarie peregrinazioni fu anche in Occidente, a Roma e a Treviri, dove fece conoscere il monachesimo egiziano, come stato di vita organizzato in maniera del tutto originale nel deserto, presentando il monaco ideale nella suggestiva figura di S. Antonio, di cui scrisse la celebre Vita, che si può considerare una specie di manifesto del monachesimo. La sua memoria liturgica è celebrata il 2 maggio.

Misure: 3,1 x 2,65 x 0,78 cm
Stato Conservazione: Discreto
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Cattedrale di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII - XIX
Peso: 4,1 gr


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