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Reliquie delle Ss. Giovanna Francesca Frémiot de Chantal, Caterina de' Vigri, Monica
Datazione Sec. XVIII - XIX
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R122
Vecchio inventario:
Materiale: Argento, cartoncino, carta
Tecnica: Ritaglio, saldatura, incollaggio
Descrizione: Teca ovale d'argento costituita dal contenitore anteriore (manca il coperchio posteriore) con cornice lavorata a zig zag, falda e vetro. Racchiude un vassoietto di cartoncino dipinto di rosa, con cornice a volute di carta dorata sulle coste, sul quale sono incollate le reliquie e i cartigli con le iscrizioni manoscritte: 1) S. Iohannae Franc. From. 2) S. Monica V. 3) S. Cathar. V. Bon..
Dalla fede di autenticità redatta dal vescovo di Fidenza Pietro Grisologo Basetti (inv. n. G77), si evince che le reliquie erano già state riconosciute dal predecessore Alessandro Garimberti.
GG
Descrizione:

Note storiche

Giovanna Francesca Frémiot de Chantal
Nata a Digione nel 1572, dal ricchissimo presidente Frémyot, e vissuta nel castello di Bourbilly accanto al Barone de Chantal, da lei sposato a venti anni, dal quale nacquero numerosi figli. Rimase vedova a ventotto anni, lasciandola nella disperazione, da cui fu salvata  dalla necessità di curare i figli, ancora piccoli, e dalla direzione spirituale di Francesco di Sales. Desiderando ritirarsi dal mondo, il direttore spirituale le espose il suo progetto d'una nuova fondazione intitolata alla Visitazione e destinata all'assistenza dei malati, della quale essa avrebbe dovuto essere cofondatrice e prima direttrice. Assentì, ma occorsero alcuni anni prima che, sistemati i figli e disposto dei suoi beni, potesse diventare la prima suora della Visitazione. L'Istituto ebbe ad Annecy la prima sede e conobbe una rapida e vasta fortuna nella Savoia e nella Francia. Attorno a Suor Francesca si moltiplicarono le caritatevoli Visitandine. Prima della sua morte, avvenuta a Moulins il 13 dicembre del 1641, le case della Visitazione erano 75, quasi tutte fondate da lei. La sua memoria si celebra il 12 agosto.


Caterina (Vigri)
Figlia di Giovanni de' Vigri, uno stimato giurista bolognese, nata a Nata a Bologna l'8 settembre 1413, sui 9 anni si trasferì con la famiglia a Ferrara, essendo suo padre al servizio di Niccolò III d’Este, che stava costruendo il ducato di Ferrara; fu presa come damina d’onore da Margherita, figlia di Niccolò, presso la quale potè studiare, si appassionò alla musica e alla pittura, alla poesia (anche latina). A 14 anni le morì il padre e la madre si risposò; tornò a Bologna, a vivere nella comunità fondata dalla gentildonna Lucia Mascheroni. Ma ne soffre e dopo cinque anni torna a Ferrara nel monastero delle Clarisse del Corpus Domini. Qui  si fa lavandaia, cucitrice, fornaia. Preghiera e lavoro, mai perdere tempo, come dice la Regola. E a lei va bene: lava i piatti, dipinge, fa le pulizie, scrive versi in italiano e in latino, insegna preghiere nuove, canti nuovi. Poi nel 1456 è mandata a fondare un monastero con lo stesso titolo a Bologna. Porta con sé la madre, rimasta ancora vedova. Qui compone testi di formazione e di devozione, e poi un racconto in latino della Passione, un breviario bilingue. Si dice che abbia apparizioni e rivelazioni, e intorno a lei comincia a formarsi un clima "miracoloso. Già in vita la chiamarono santa. E questa voce si diffuse sempre più dopo la sua morte, avvenuta il 9 marzo 1463. Fu canonizzata nel 1712 da Clemente XI. Il suo corpo non è sepolto. È collocato sopra un seggio in una cella accanto alla chiesa, che a Bologna è chiamata ancora oggi “della santa”.

Monica
Nacque a Tagaste (attuale Song-Ahras, Algeria), antica città della Numidia, nel 332 circa in una famiglia cristiana; contrariamente al costume del tempo, le fu permesso di studiare e lei ne approfittò per leggere la Sacra Scrittura e meditarla. Fu data in sposa a Patrizio, membro del Consiglio Municipale, non ancora cristiano. A 22 anni le nacque il primogenito Agostino, in seguito nascerà un secondo figlio, Navigio ed una figlia di cui s’ignora il nome, che si sposò e rimasta vedova divenne la badessa del monastero femminile di Ippona. Le notizie di lei si ricavano dalle “Confessioni”, del figlio Agostino, che divenne così anche il suo autorevole biografo. Da buona madre diede a tutti con efficacia, una profonda educazione cristiana. Ebbe la consolazione, un anno prima che morisse, di vedere il marito diventare catecumeno e poi battezzato sul letto di morte nel 369. Rimasta vedova a 39 anni si accollò la direzione della casa e l’amministrazione dei beni, ma la sua preoccupazione maggiore era il figlio Agostino, che correva in modo sfrenato dietro i piaceri del mondo, mettendo in dubbio la fede cristiana tentando di convincerla ad abbandonare il cristianesimo per il manicheismo, riuscendoci con il fratello Navigio. Le vicende della vita di Monica sono strettamente legate a quelle di Agostino, che raggiunse a Milano nel 385 assistendo alla sua conversione, nella quale coinvolse anche il fratello. Quando Agostino decise di tornare in Africa per condurre vita monastica, lo seguì ancora a Roma, stabilendosi con lui ad Ostia, in attesa della nave, ove morì il 27 agosto del 387, a 56 anni. Il suo corpo fu venerato nella chiesa di S. Aurea di Ostia, fino al 9 aprile del 1430, quando le reliquie furono traslate a Roma nella chiesa di S. Trifone, oggi di S. Agostino, poste in un artistico sarcofago di verde antico, scolpito da Isaia da Pisa, posto sotto la mensa della cappella a lei dedicata, voluta nel 1483 dall’umanista Maffeo Vegio, poi agostiniano, più volte restaurata e rifatta nel 1760. A Roma fino al XVIII secolo si portava in processione il capo in un reliquiario d’argento. Patrona delle donne sposate, delle madri cristiane, e delle vedove, la sua festa si celebra il 27 agosto.

Misure: 3,03 x 2,75 x 0,80 cm
Stato Conservazione: Discreto
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Cattedrale di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII - XIX
Peso: 4,9 gr


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