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Reliquie delle Ss. Giuliana Falconieri, Caterina de' Vigri, Caterina de' Rizzi, Teresa di Gesù, Eurosia, Cristina, Maria Maddalena de' Pazzi, Tecla, Rosa da Lima, Agnese martire
Datazione Sec. XVIII - XIX
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R146
Vecchio inventario:
Materiale: Argento, vetro, cartoncino, filo argentato, carta, cera lacca
Tecnica: Ritaglio, saldatura, cesello, incollaggio
Descrizione: Teca ovale d'argento costituita dal contenitore anteriore (manca il coperchio posteriore) con cornice lavorata a lobi e cesellata, falda e vetro. Racchiude un vassoietto di cartoncino colorato di rosa, con cornice e divisioni a volute di carta dorata con un inserto di spirale argentata, sul quale sono incollate le reliquie ed i cartigli con le iscrizioni manoscritte: 1) S. Teresiae. 2)  S. M. Magd. de' Paz. 3) S. Giulian. Fal. 4) S. Cath. Bon. 5) S. Cath. de Riz. 6) S. Eurosiae. 7) S. Christina. 8) S. Theclae. 9)  S. Agnesie. 10) S. Rosa Lim..
Dalla fede di autenticità redatta dal vescovo di Fidenza Pietro Grisologo Basetti (inv. n. G80), si evince che le reliquie erano già state riconosciute dal predecessore Alessandro Garimberti.
GG
Descrizione: Note storiche
Giuliana Falconieri
Nata a Firenze nel 1270 c., era nipote di uno dei Sette Fondatori dei Servi di Maria (sant'Alessio). Ne seguì le orme prendendo l'abito dei Servi di Maria, dopo aver vissuto sin dall'età di quattordici anni in casa come terziaria. Con lei presero il velo altre amiche ed insieme diedero vita ad un monastero (chiamato delle Mantellate per l'ampio mantello che indossavano), improntato alla più rigida disciplina. Digiunavano completamente il mercoledì e il venerdì di ogni settimana, mentre il sabato si accontentavano solo di pane ed acqua. Tutti i giorni poi trascorrevano gran parte del tempo nella preghiera e nella contemplazione dei sette dolori di Maria. Resse il convento delle Mantellate per oltre quarant'anni. Negli ultimi giorni di vita, l'acuirsi d'una malattia di stomaco che l'aveva a lungo tormentata le impedì di ricevere l'eucaristia. Prima della morte, nel 1341, chiese che un'ostia consacrata le fosse posata sul petto e, mentre recitava una preghiera, sarebbe sparita e avrebbe lasciato un marchio viola, come se vi si fosse impressa.  Fu beatificata nel 1678 e canonizzata nel 1737. La sua festa è il 19 giugno.Caterina de' Rizzi (vedi inv. n. R42)
Teresa di Gesù (vedi inv. n. R34)
Maria Maddalena de' Pazzi (vedi inv. n. R207)
Caterina de' Vigri (vedi inv. n. R122) 
Eurosia di Jaca (vedi inv. n. 110)
Cristina di Bolsena
Al tempo dell’imperatore Diocleziano (243-312) la fanciulla di nome Cristina, figlia del magister militum di Bolsena, Urbano, era stata rinchiusa da questo insieme con altre dodici fanciulle, in una torre affinché venerasse gli dei come se fosse una vestale. Ma l’undicenne Cristina era gia cristiana e si rifiutò di venerare le statue che dopo una visione d'angeli spezzò. Invano fu indotta con torture e tormenti dal padre e da due dei suoi successori ad abiurare la fede e a tornare al culto degli dei pagani e infine fu uccisa con due frecce. Il racconto leggendario della ‘Passio’ non anteriore al IX secolo, e il suo valore storico quasi nullo; precedenti passioni greche sostenevano che Cristina, il cui nome latino significa “consacrata a Cristo”, fosse nata a Tiro in Fenicia, ma si tratta di un errore dovuto al fatto che la prima ‘passio’ fu redatta in Egitto e che per indicare la terra degli Etruschi chiamati Tirreni dai Greci, si usava l’abbreviazione ‘Tyr’ interpretata erroneamente come Tiro. A Bolsena, durante gli scavi archeologici eseguiti fra il 1880 e il 1881 nella grotta situata sotto la Basilica a lei dedicata, si è accertato che il culto per la martire era già esistente nel IV secolo. Dal fondo della grotta-oratorio si apre l’ingresso alle catacombe, che contengono una sua statua giacente in terracotta dipinta e il sarcofago dove furono ritrovate le reliquie del corpo della santa. Solo parte del corpo è però conservato in una teca nella basilica, consacrata da Gregorio VII nel 1077, in cui si conserva anche, come mensa d'altare, la leggendaria pietra del supplizio con le orme dei piedi della martire. Parte delle reliquie furono trafugate nel 1098 da due pellegrini diretti in Terrasanta, che giunti a Sepino (CB) non riuscirono più a lasciare la città e furono costretti a donare il loro carico agli abitanti, dando inizio al culto locale della santa, le cui reliquie conservate nella chiesa a lei dedicata sono oggi costituite solo da un braccio, perché le rimanenti furono traslate tra il 1154 e 1166 a Palermo, che proclamò la martire sua patrona, festeggiandola il 24 luglio e il 7 maggio; qui la devozione durò almeno fino a quando non furono “scoperte” nel secolo XVII le reliquie di santa Rosalia, diventata poi la patrona principale. A Bolsena, s. Cristina è festeggiata con una grande manifestazione religiosa che si svolge il 23 e 24 luglio con manifestazioni di devozione popolare.
Tecla
Con questo nome, i vari martirologi orientali ed occidentali, venerano ben 13 sante, quasi tutte martiri dell’antichità cristiana e 1 santo martire in Egitto. La più nota, venerata anche in Occidente, è forse quella di Seleucia (la moderna Selefkie in Asia Minore). Ma l'oscurità storica copre la sua personalità, per colpa del presbitero dell’Asia Minore che, secondo Tertulliano, aveva composto per affetto verso s. Paolo un romanzo fantastico sui suoi viaggi e sulla conversione della vergine Tecla a Iconio (Anatolia, Turchia). Questi Acta Pauli et Theclae, degli ultimi trent’anni del II secolo, benché riconosciuti falsi dallo stesso autore (che per questo fu deposto dall’ufficio) e rifiutati nel Decreto Gelasianum, hanno riempito tutte le recensioni sulla vita della martire giunte sino a noi. Ma la citazione della sua esistenza è fuor di dubbio espressa dai martirologi antichi e dai monumenti esistenti in ogni epoca. Commemorata nel Martyrologio Geronimiano con la dizione “s. Tecla d’Oriente”, nei sinassari bizantini è citata come “protomartire” al 24 settembre e alla stessa data è iscritta nel Calendario marmoreo napoletano. Innumerevoli menzioni vi sono nei libri liturgici greci e latini, come pure nelle opere dei Padri orientali e occidentali. Santuari in suo onore sorsero in tutto il mondo antico, anche in Puglia e a Milano; dipinti, statue, ipogei, lapidi, affreschi sono sparsi in tutto il mondo allora conosciuto, specie in Spagna e in Germania. Il suo culto si sviluppò proprio in quella zona presso Seleucia, il cui vescovo Basilio, verso la metà del V sec., scrisse due libri sulla vita e i miracoli di Tecla. In Italia vi è una statua nel Duomo di Milano e un grande quadro del Tiepolo (sec. XVIII) a Santa Tecla d’Este nella chiesa a lei intitolata quale patrona del paese e in ricordo dello scampato pericolo d'una pestilenza. È patrona di Osimo e la sua festa è il 23 settembre.
Rosa da Lima (vedi inv. n. R25)
Agnese
Nacque a Roma da genitori cristiani nel III secolo. Decise di consacrare al Signore la sua verginità e, quando era ancora dodicenne, scoppio una persecuzione e fu denunciata dal figlio del prefetto di Roma, invaghitosi di lei e da lei respinto per mantenere fede al suo voto. Fu esposta nuda al Circo Agonale, un luogo di piazza Navona (oggi cripta di Sant'Agnese) delegato alle pubbliche prostitute. Un uomo che cercò di avvicinarla cadde morto prima di poterla sfiorare e altrettanto miracolosamente risorse per intercessione della santa. Fu gettata nel fuoco, che si estinse per le sue orazioni, fu allora trafitta con un colpo di spada alla gola, nel modo con cui si uccidevano gli agnelli. S. Ambrogio e S. Damaso esaltatorono il suo esempio e il suo nome è scritto nel canone della messa. Nel Martyriologo romano è riportato lo scritto del beato Girolamo, che la ricorda. La principessa Costantina, figlia di Costantino il Grande, fece erigere in suo nome la basilica sulla via Nomentana dove ogni anno, nel giorno della sua festa, due agnelli allevati da religiose vengono benedetti e offerti al papa perchè dalla loro lana siano tessute le bianche stole (Palii) dei patriarchi e dei metropoliti del mondo cattolico. È patrona delle giovani, dei Trinitari, dei giardinieri, degli ortolani e protettrice della castità. La data della morte non è certa, qualcuno la colloca tra il 249 e il 251 durante la persecuzione voluta dall'imperatore Decio e ordinata dal prefetto di Roma Sinfronio, altri nel 304 durante la persecuzione ordinata da Diocleziano. La sua festa si celebra il 21 gennaio.
Misure: 5,45 x 4,57 x 1 cm
Stato Conservazione: discreto
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Cattedrale di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII - XIX
Peso: 18,3 gr


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