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Reliquie dei Ss. Anna e Fermo martiri, Pietro d'Alcantara, Rocco, Pio V, Francesco di Paola, Andrea Avellino, Liborio e Agostino vescovi
Datazione Sec. XIX
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R222
Vecchio inventario:
Tecnica: Saldatura, taglio, doratura, incollaggio
Descrizione: Teca ovale d'ottone composta da un coperchio anteriore, con falda munita di occhiolo di sospensione, e da un contenitore posteriore nel quale è racchiuso un supporto di cartoncino dipinto in rosa con incollate cornicette ovali e circolari di carta dorata, decorate con piccole spirali dello stesso pateriale, che suddividono gli spazi nei quali sono incollate le reliquie e i nove cartigli con le iscrizioni manoscritte: 1) S. Petri Alcan., 2) S. Annae M.V., 3) S. Firmi m., 4) S. Rochi conf., 5) Precor. S. Pij V., 6) S. Francisci de Pau., 7) [...] S. Andree Ave, 8) S. Liborij epis., 9) S. Agostini ep..
Sul verso della teca vi è il sigillo ceruleo del vescovo di Fidenza Pier Grisologo Basetti.
GG
Descrizione:

Note storiche

Anna (?)
Fermo (vedi inv. n. R22)

Rocco
Concordemente si dice nato a Montpellier, in Francia. Distribuì ai poveri quello che aveva e poi s’incamminò pellegrino verso Roma. Arrivò in Italia in luoghi attaccati dal contagio, ad Acquapendente, presso Viterbo, dove si stabilì nel lazzaretto per curare i malati. Giunto infine a Roma, vi rimase tre anni, passando da un ospedale all’altro. E qui, si racconta, curò e guarì un cardinale, che lo presentò al papa (per qualche biografo il cardinale sarebbe Anglico de Grimoard, anche lui della zona di Montpellier e fratello del papa avignonese Urbano V, che tornato a Roma nel 1367, riandò via tre anni dopo. Se così fosse, cade l’ipotesi di un Rocco nato a fine Duecento e in piena gioventù durante il soggiorno a Roma. Anglico de Grimoard, infatti, cardinale nel 1366, visse a Roma tra il 1368 e il 1371).
Anche il ritorno da Roma a Montpellier fu interrotto da un’epidemia di peste, scoppiata a Piacenza. Rocco vi si fermò e venne contagiato. Allora si trascinò a una capanna lungo il fiume Trebbia per morirvi in solitudine. Ma ecco entrare in scena il cane famoso, che secondo la sua natura, attirò l’attenzione del padrone del terreno, il nobile Gottardo Pollastrelli, sullo sconosciuto giacente nella capanna. Soccorso e curato dal signore, guarì. Tornato a Montpellier nessuno lo riconobbe: scambiato per un malfattore, finì in carcere senza ribellarsi, per cinque anni, fino a morire trentaduenne, il 16 agosto di un anno imprecisato (un’altra tesi, secondo cui sarebbe morto in carcere ad Angera, sul Lago Maggiore, è meno attendibile). Nel secolo successivo, attraverso vicende controverse, i suoi resti (o gran parte di essi) sarebbero stati portati a Venezia, trovando definitiva collocazione nella chiesa a lui intitolata. Nel 1584 papa Gregorio XIII lo canonizzò.
Invocato nelle campagne contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali, il suo culto si diffuse straordinariamente nell'Italia del Nord, legato in particolare al suo ruolo di protettore contro la peste. È patrono degli Invalidi e dei Prigionieri e la sua memoria si festeggia il 16 agosto.

Pio V
Antonio Michele Ghisleri nacque a Bosco Marengo (AL) nel 1504. A 14 anni entrò tra i domenicani e, dopo l'ordinazione sacerdotale, fu professore, priore del convento, superiore provinciale, inquisitore a Como e a Bergamo, vescovo di Sutri e Nepi, cardinale, grande inquisitore, vescovo di Mondovì, papa, eletto nel 1566 col nome di Pio V.
Durante il suo pontificato debellò la simonia della Curia romana e il nepotismo. Ai numerosi parenti accorsi a Roma con la speranza di qualche privilegio, disse che un parente del papa poteva considerarsi sufficientemente ricco se non conosceva l'indigenza.
Tra le riforme in campo pastorale, da lui promosse sulla scia del concilio di Trento, istituì l'obbligo di residenza per i vescovi, la clausura dei religiosi, il celibato e la santità di vita dei sacerdoti, le visite pastorali dei vescovi, l'incremento delle missioni, la correzione dei libri liturgici (pubblicò i nuovi testi del Messale (1570), del Breviario (1568) e del catechismo romano), la censura sulle pubblicazioni. Accondiscendente con gli umili, paterno con la gente semplice, ma irriducibilmente severo con quanti compromettevano l'unità della Chiesa, non esitò a scomunicare e a decretare la destituzione della regina d'Inghilterra, Elisabetta I, ben sapendo le conseguenze tragiche che avrebbe avuto questo gesto per i cattolici inglesi. È ricordato principalmente come il papa della vittoria di Lepanto, quando la flotta cristiana, il 7 ottobre del 1571, inflisse una sconfitta definitiva a quella turca. Morì nel 1572. Fu canonizzato nel 1712. Il nuovo calendario ha fissato la sua memoria il 30 aprile, ma precedentemente veniva celebrata il 5 maggio.

Francesco di Paola (vedi inv. n. R8)
Andrea Avellino (vedi inv. n. R35)
Liborio (vedi inv. n. R193)
Agostino (vedi inv. n. R14)

Misure: 8,40 x 6,09 x 1,7 cm
Stato Conservazione: Buono
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Parrocchia dei Ss. Cipriano e Giustina di Stagno parmense
Esposizione: No
Epoca: Sec. XIX
Peso: 51,3 gr


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