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Reliquie della B. Arcangela da Trino e delle Ss. Pomposa, Vittoria, Paolina, Felicissima, Vincenza, Tranquilla, Serena, Crescenzia e Innocenza martiri
Datazione 1815
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R53
Vecchio inventario:
Tecnica: Ritaglio, saldatura, incollaggio
Descrizione:

Teca ovale d'ottone composta da un contenitore anteriore - costituito da cornice con falda e vetro - e da un coperchio posteriore con occhiolo di sospensione. Racchiude un vassoietto di cartoncino dipinto d'arancione con incollate, sopra rombi di carte le reliquie e 11 cartigli con le seguenti iscrizioni manoscritte: 1) SS. MM. 2) B. Arcangel a Trino 3) Pomposae 4) Victorianae  5) Paulinae  6) Felicissimae 7) Viancentia 8) Tranquillae 9) Serenae, 10) Crescentiae 11) Innocentiae.
Sul verso del vassoietto vi è il sigillo ceruleo dell'abate di Guastalla e vescovo di Giaffa, Francesco Scutellari, che sottoscrisse anche la fede di autenticità (inv. n. G29).
GG

Descrizione:

Note storiche
Arcangela da Trino
Eleonora Girlani nacque nel 1460 a Trino Vercellese, nel Monferrato. Fu educata nel Monastero di S. Francesco, che sorgeva poco distante da casa, in località detta Rocca delle Donne. Manifestatasi la vocazione religiosa, il padre la fece tornare a casa per un periodo di riflessione con il risultato che, vivendo a contatto con altre due sorelle, Scolastica e Maria, nacque anche in loro il desiderio di farsi monache. Dopo un primo rifiuto, i genitori acconsentirono a patto che entrassero nel convento vicino casa, ma la visita in famiglia d'un amico carmelitano fece scegliere il Convento di S. Maria Maddalena da poco fondato a Parma, appartenente alla importante Congregazione Carmelitana Mantovana. Vestì l'abito monacale a diciassette anni, nel 1478, col nome di Arcangela. Pochi anni dopo venne eletta Priora. Tutta la città di Parma conosceva la perfezione con cui le Carmelitane vivevano la propria consacrazione e molti chiedevano loro aiuto sia spirituale che materiale.
Lasciò Parma nel 1492 per fondare a Mantova un nuovo monastero, secondo il desiderio di Elisabetta d’Este, con l’assenso del Vicario Generale dei Carmelitani Padre Tommaso da Caravaggio. Nel nuovo Cenobio, intitolato a S. Maria del Paradiso, improntò la vita della comunità in modo esemplare, anche se, come in tutte le nuove fondazioni, si viveva con molte ristrettezze affidandosi alla Divina Provvidenza. Si distinse per la sua speciale devozione alla SS.ma Trinità. Morì nel 1495 e fu sepolta nella tomba comune, ma dopo tre anni ebbe sepoltura distinta. Nel 1782, per ordine dell'imperatore d'Austria Giuseppe II, il Monastero fu soppresso e il corpo della beata tornò nella natia Trino, presso le Carmelitane. Soppresso anche questo monastero nel 1802 il corpo fu traslato nella chiesa dell’Ospedale di S. Lorenzo, dov'è tuttora venerato. Il suo culto fu approvato da Pio IX nel 1864. La memoria liturgica è celebrata il 29 gennaio.


Per tutte le altre martiri, le cui reliquie sono raccolte nella teca, non è possibile fornire dati storici certi. Si potrebbe pensare trattarsi delle reliquie di corpi di Santi battezzati, cioè dei corpi santi che dopo essere stati scoperti nelle catacombe, con «gli [...] indizii della Santità e specialmente del martirio [...]. Fu stile introdotto già da tempo dai Romani Pontefici di estrarre dai Romani Cimiteri corpi e ss. Reliquie, per mandarli in dono alle chiese più lontane, [...]. E quando mancavano di nome, gliene imponevano uno, affinché potessero essere esposte alla pubblica venerazione.» [cfr.: Luigi Pettenati, Deputazione per la ricognizione delle Sacre Reliquie nella diocesi di Borgo San Donnino..., 1851, p. 19; Ms. conservato nell'Archivio Diocesano di Fidenza.]
In qualche caso il culto di sante omonime è documentato e perciò se ne riportano le notizie, anche se non è possibile collegarveli con certezza, mentre gli altri nomi non si trovano neppure negli elenchi ufficiali. 
Innocenza di Rimini
Secondo la tradizione sarebbe stata martirizzata a Rimini dall'Imperatore Diocleziano, all'età di sedici anni, nel 303 circa. L’esistenza a Ravenna e a Vicenza d'un culto per s. Innocenza, ha creato un po’ di confusione; si tratta di una sola s. Innocenza, quella di Rimini, oppure di altre due sante omonime, come pare più plausibile?.
Nella diocesi riminese ci sono tracce molto antiche del culto a Innocenza, che è senz'altro anteriore al 1000 e della quale si sono sempre venerate le reliquie, anche se forse potrebbe essere soltanto una vergine, magari fondatrice o donatrice di qualche complesso monumentale, adatto alla vita monastica femminile. Una Cappella di S. Innocenza o “monasterium”, esistente nel centro religioso di Rimini, vicino al vescovado, è ricordata  in un documento del 996 (Privilegio di Ottone III al vescovo Uberto) e in una ‘Bolla’ di papa Lucio II del 1144. Nel secolo XIV ancora si riteneva che vi fosse sepolta la santa e gli “Statuti” locali prescrivevano che nel giorno della sua festa, il 16 settembre, si facesse l’offerta di un pallio, ma nei secoli successivi si ebbe qualche dubbio sull’esistenza della tomba o arca di s. Innocenza, a volte indicata nella cattedrale o nella chiesa di S. Gaudenzio, ma soprattutto nella sua chiesa, ricostruita nel 1477 e divenuta parrocchia fino al 1797, poi cappella del Seminario vescovile. Altri documenti del 1059 e del 1144, ricordano un altro monumento dedicato al suo culto, che è la Pieve di S. Innocenza sul Monte Tauro, oggi parrocchiale, a circa otto miglia dalla città, senz’altro anteriore all’XI secolo. Secondo una tradizione tramandata dagli storici locali del Cinquecento, la chiesa urbana di S. Innocenza sarebbe stata costruita nel IV secolo sulla sua casa natale dal vescovo s. Gaudenzio; mentre la Pieve sul Monte Tauro sarebbe stata costruita sulle terre del contado del castello della sua famiglia. La sua memoria liturgica si celebra il 16 settembre.
Paolina
Il suo corpo, estratto in un anno non precisato dalla catacomba di Priscilla a Roma, è venerato nella Collegiata dei Santi Pietro e Paolo di Borgosesia, che l'ebbe in dono nel 1668 grazie a don Carlo Gibellini, canonico a Novara ma nativo del luogo, che l'ottenne attraverso non meglio specificate conoscenze negli ambienti della curia romana, al tempo del pontificato di papa Clemente IX. Le reliquie furono attribuite all’omonima presunta vergine e martire di Roma, ricordata con altre compagne al 31 dicembre e indicata, sia dal Martyrologio Geronimiano sia dall’itinerario De locis sanctis martyrum, deposta nella catacomba dei Giordani. Una tale identificazione non è però sostenibile in quanto, a prescindere dalla storicità del gruppo di vergini e martiri di cui Paolina farebbe parte, la reliquia conservata a Borgosesia non proviene dalla catacomba dei Giordani ma da quella di Priscilla, come indicato nei documenti. Si tratta di due complessi cimiteriali che, pur situati entrambi sulla Via Salaria Nova, sono distinti. Inoltre, la prima attestazione in età moderna del complesso dei Giordani risale al 1720, in un’opera del Marangoni, quando già da tempo il corpo santo era presente nel borgo valsesiano. Confusione tra le due catacombe venne compiuta anche dal Baronio nella compilazione del Martyrologio Romano cui poi si attinsero le notizie per promuovere in loco il culto di Paolina. Nemmeno le indagini archeologiche, compiute negli anni sessanta del Novecento all’interno del complesso dei Giordani, hanno permesso di fare maggiore chiarezza sul gruppo delle sette giovani che le fonti vorrebbero lì venerate, né di localizzare l’eventuale loro sepoltura. Dal 1683 e fino agli anni settanta del secolo scorso, quando è cessata ogni forma pubblica di culto nei suoi confronti, la comunità borgosesiana celebrò la festa in onore della santa nell’ultima domenica di settembre, anniversario della sistemazione della reliquia nella cappella di San Francesco (1682).
Serena di Spoleto
Sue notizie emergono dalla vita di san Savino vescovo di Spoleto. Visse nella stessa epoca del Santo Vescovo ed è ricordata per la sua carità eroica e per la venerazione verso il suo vescovo. Fu martirizzata sotto Diocleziano. Nel secolo X il vescovo Teodorico di Metz, in Francia, ottenne di trasferire le reliquie della martire, che fino allora era stata sepolta nel monastero di san Savino presso Spoleto, godendo di grande venerazione di popolo. Con la traslazione delle reliquie a Metz (970) il culto si estese, generando così anche uno sdoppiamento. La sua memoria liturgica si celebra il 7 dicembre come san Savino ma anche il 30 gennaio.
Al 16 agosto di qualche calendario è riportato il nome di s. Serena, moglie di Diocleziano, che nei leggendari Atti di s. Marcello e di s. Susanna sarebbe intervenuta per difendere i cristiani; ma si tratta d'una notizia falsa in quanto Lattanzio, che visse alla corte di Diocleziano, nel suo De mortibus persecutorem dice che la moglie si chiamava Prisca e la figlia Valeria, quindi storicamente la celebrazione non è esatta.

Misure: 5,5 x 4,3 x 1,2 cm
Stato Conservazione: Buono
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Palazzo vescovile di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XIX
Peso: 20,1 gr


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