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Reliquie dei Ss. Filippo Neri, Carlo Borromeo, Vincenzo Ferrer, Felice da Cantalice, Francesco di Sales, Liborio, Andrea Avellino, Gaetano Tiene, Vincenzo de Paoli, Francesco di Paola, Pellegrino Laziosi, Giuseppe da Copertino, Luigi Gonzaga, Vincenzo martire e del B. Paolo Burali
Datazione 1797
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R43
Vecchio inventario:
Materiale: Argento, vetro, cartoncino, seta, filo argentato, carta, cera lacca
Tecnica: Sbalzo e saldatura, ritaglio, scrittura, incollaggio e sigillatura
Descrizione: Teca ovale d'argento, costituita dal contenitore anteriore con vetro e priva di coperchio posteriore, che racchiude un supporto di cartoncino ricoperto di seta azzurra, orlato da una spirale di filo argentato, sul quale sono incollate le reliquie e i 15 cartigli arcuati con le iscrizioni manoscritte seguenti: 1) S. Philippi Neri Praecord. 2) S. Vinc. Ferr. Oss. 3) S. Carol. Borr. Stola 4) S. Felic. Capp. Oss. 5) S. Franc. Sales Sang. 6) S. Liborii Oss. 7) S. Andr. Avell. Vest. 8) S. Caietan. Thien. Pluvial. 9) B. Paul. Burall. Purpu. 10) S. Vinc. Paul. Vest. 11) S. Franc. de Paula Oss. combust. 12) S. Pell. Latios. Vest. 13) S. Jos. Cupert. Vest. 14) S. Vinc. Mar. Oss. 15) S. Aloys. Gonz. tela imb. sangu..
Sul verso del supporto c'è il sigillo ceruleo del vescovo di Parma, Adeodato Turchi, che sottoscrisse la fede di autenticità (inv. G17).
GG
Descrizione: Note storiche
Ss. Filippo Neri (vedi inv. n. R239)
Carlo Borromeo (vedi inv. n. R60)
Vincenzo Ferrer (vedi inv. n. R138)
Felice da Cantalice (vedi inv. n. R62)
Francesco di Sales (vedi inv. n. R111)
Liborio (vedi inv. n. R193)
Andrea Avellino (vedi inv. n. R35)
Gaetano Tiene (vedi inv. n. R29)
Vincenzo de Paoli (vedi inv. n. R28)
Francesco di Paola (vedi inv. n. R8)
Pellegrino Laziosi
Nacque a Forlì intorno al 1265, dalla casata dei Laziosi. Sui 30 anni (tra il 1290 e il 1295) entrò nell’Ordine dei Servi di Maria, ma non come sacerdote, per come sia avvenuta questa conversione non ci sono notizie certe, sembra che Filippo Benizi gli abbia concesso l’abito. Contrariamente a quanto prescrivevano le regole antiche il noviziato fu fatto a Siena e non a Forlì. Trascorso il noviziato, fu rimandato alla città natale dove rimase fino alla morte. Si distinse nell’osservanza della Regola e negli atti di penitenza, ma sui sessant’anni gli procurò una piaga alla gamba destra, causata da vene varicose, che si aggravò e i medici decisero l’amputazione. Durante la notte precedente l'intervento, Pellegrino si alzò e raggiunse la sala capitolare dove, davanti al Crocefisso, pregò per ottenere la guarigione. Assopitosi sugli scanni, in sogno vide Gesù che sceso dalla Croce lo liberava dal male. Si risvegliò e tornò in cella, dove il mattino seguente il medico venuto per l’amputazione constatò la guarigione totale.
Il miracolo accrebbe la venerazione che i forlivesi avevano per lui. Morì nel 1345 e durante i funerali avvennero due miracoli per opera del defunto.
Quando nel 1609 Paolo V lo beatificò, ratificò un culto che da tempo immemorabile gli era già tributato; fu canonizzato nel 1726 da Benedetto XIII. È compatrono della città di Forlì e invocato come protettore contro le malattie cancerogene. La sua festa liturgica cade il 3 maggio.
Giuseppe da Copertino (vedi inv. n. R20)
Luigi Gonzaga (vedi inv. n. R27)
Vincenzo martire
I martiri con questo nome venerati dalla Chiesa sono almeno due: Vincenzo di Saragozza, Diacono del III/IV secolo, e Vincenzo abate del monastero di S. Claudio nella città di León in Spagna, della seconda metà del VI secolo.
Paolo Burali
Nacque ad Itri, presso Gaeta, nel 1511 e fu battezzato con il nome di Scipione. Ad appena 14 anni fu iscritto all’Università di Salerno e dopo a quella di Bologna, dove ebbe come maestro Ugo Boncompagni (poi papa Gregorio XIII) e si laureò a 25 anni in diritto civile e canonico. Svolse attività di avvocato e giudice per dodici anni nel Tribunale di Napoli, ma desiderando una vita più ritirata, lasciò il Foro. Fu costretto a riprendere la professione perché Carlo V lo promosse regio consigliere e più tardi Ferdinando di Toledo lo nominò uditore generale dell’esercito; il re di Napoli lo inviò presso la curia romana e presso la Corte di Spagna.
A 46 anni, nel 1557, lasciò definitivamente l’attività giudiziaria ed entrò nell’Ordine dei Chierici Regolari (Teatini) prendendo il nome di Paolo. Benché avesse chiesto di essere fratello laico, fu ordinato sacerdote nel 1558. Nel 1564 Pio IV lo inviò ambasciatore presso la Corte di Spagna per impedire o almeno moderare l’attività del Tribunale dell’Inquisizione a Napoli. Rifiutò i vescovadi di Castellammare, di Crotone e di Brindisi. Fu posto al governo della Comunità teatina di S. Paolo Maggiore a Napoli e di S. Silvestro al Quirinale a Roma.
Nel 1568 Pio V lo nominò vescovo di Piacenza, dove indisse due Sinodi di cui pubblicò gli atti (1570 e 1575) e chiamò ad aiutarlo alla guida del seminario il teatino Andrea Avellino; applicò alla diocesi e allo stesso seminario i recenti decreti Tridentini, chiamò a collaborare i teatini, i somaschi, i cappuccini.
Nel concistoro del 1568, Pio V lo nominò cardinale e nel 1576 Gregorio XIII lo trasferì come arcivescovo a Napoli. Qui chiuse il seminario e mandò tutti a casa, perché né gli studi né la disciplina, né il comportamento erano quelli richiesti dalle disposizioni conciliari, nominò nuovi professori e rettore, chiamò alla direzione il padre teatino Giuseppe Barbuglia, che già  aveva collaborato a Piacenza. Chiuse i monasteri femminili di S. Arcangelo a Baiano e S. Maria degli Angeli nella città di Napoli, perché ormai diventati come alberghi delle figlie della nobiltà. Abolì la prerogativa del viceré che con il suo baldacchino era presso l’altare, mentre il vescovo era più lontano. Pubblicò nel 1577 un “Catechismo per i sacerdoti” e iniziò ad applicare le direttive del Concilio, ma morì a Torre del Greco nel 1578. Il suo corpo riposa in un urna nella cripta della Basilica di S. Paolo Maggiore di Napoli, insieme ad altri santi e venerabili teatini. La sua memoria liturgica si celebra il 17 giugno.
Misure: 7,065 x 5,7 x 1,2 cm
Stato Conservazione: Buono
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Palazzo vescovile di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII
Peso: 31,8 gr


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