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Reliquie del Legno della Croce di N.S.G.C. e dei Ss. Lucia, Orsola, Francesca Romana, Margherita, Biagio martiri, Stefano protomartire, Felice da Cantalice, Carlo Borromeo, Ignazio di Lojola, Rosa da Lima, Pastor[...?]
Datazione Secc. XVIII-XIX
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R40
Vecchio inventario:
Tecnica: Ritaglio e incollatura
Descrizione: Supporto ovale di cartoncino ricoperto su entrambe le facce di seta rossa sul quale erano state incollate da una parte e dall'altra le reliquie attorniate da decorazioni di carta dorata. Sul recto vi sono ancora quasi tutte le reliquie con gli 8 cartigli orlati di carta dorata e le iscrizioni manoscritte: 1) Ligno S. +, 2) S. Rosa Lima[?], 3) S. Margaritta, 4) S. Lucia V.M., 5) S. Orsola V.M., 6) [S.] Francesca R[om], 7) S. Stefano P.M., 8) S. Felice Cap.. Sul verso sono ancora attaccate al supporto soltanto tre reliquie e un cartiglio con l'iscrizione: S. Carlo Bor.mo., le altre sono sparse con i seguenti tre cartigli manoscritti: 1) S. Ignazio L.la, 2) S. Biasio M., 3) S. Pastor[...] 
Descrizione:

Note storiche
Croce di N.S.G.C. (vedi inv. n. R9)
Lucia (vedi inv. n. 231)
Orsola
Visse probabilmente nel IV secolo e non nel V come vuole la leggenda. Una Passio del X secolo narra di una giovane bellissima, Orsola, figlia di un re bretone, che accettò di sposare il figlio di un re pagano con la promessa che si sarebbe convertito alla fede cristiana. Partì con 11.000 vergini per raggiungere lo sposo, ma l'incontro con gli Unni di Attila provocò il loro martirio. Orsola fu trafitta da una freccia perché non aveva voluto sposare Attila. Questa leggenda, comunque, ha una base storica, come ha dimostrato il ritrovamento di un'iscrizione presso una chiesa di Colonia. L'iscrizione parla del martirio di Orsola e di altre undici vergini (divenute 11.000 per un piccolo segno sul numero romano XI), martirio avvenuto probabilmente sotto Diocleziano. Protettrice delle ragazze e delle scolare, la sua festa è il 21 ottobre.
Francesca Romana
(Bussa de' Buxis de' Leoni)
Detta popolarmente Franceschella o Ceccolella, nacque a Roma nel 1384,  si sposò per obbedienza con Lorenzo de' Ponziani, capo delle guardie dell'Urbe, e andò ad abitare nella sua casa nobiliare a Trastevere. Dei tre figli nati dalla loro unione, due dei quali morirono in tenera età. Intanto Roma subiva lo scisma d'Occidente e la presenza di antipapi. A uno di questi, Giovanni XXIII, mosse guerra il re di Napoli, Ladislao d'Angiò, che per ben due volte invase l'Urbe. La guerra colpì da vicino anche Francesca, che ebbe il marito seriamente ferito e l'unico figlio rimastole preso come ostaggio. La dua abitazione era la meta obbligata di bisognosi d'ogni genere. Generosa con tutti, profondeva i beni di cui disponeva per alleviare le tribolazioni degli altri e per poter allargare il raggio della sua carità, nel 1425 fondò la congregazione delle Oblate Olivetane di S. Maria Nuova, dette anche Oblate di Tor de' Specchi. Tre anni dopo la morte del marito, pronunciò anch'essa i voti nella congregazione, assumendo il secondo nome di Romana. Morì il 9 marzo 1440. Fu sepolta nella chiesa di S. Maria Nuova, che prese il suo nome, quando nel 1608 fu canonizzata.
L’invenzione del suo corpo nel 1638 si deve a Mario Gabrielli, che, a proprie spese, fece ricerche nella chiesa. Terminati i lavori per la nuova sepoltura, nel 1649 le fu tolta una spalla per essere mandata a S. Martino, vicino a Viterbo. La tomba, depredata nell’epoca napoleonica, fu risarcita nel 1869; le reliquie furono riposte nell’urna di cristallo posta sopra l’altare della confessione. Dal febbraio del 1866 al giugno del 1869, per lavori nella chiesa, la salma fu traslata per la seconda volta al Monastero di Tor de Specchi, la prima era avvenuta dal 17 settembre 1800 al 7 maggio del 1801. Nel 1925 Pio XI la designò patrona degli automobilisti. La sua festa liturgica è celebrata il 9 marzo.
Margherita (s.n.)
Biagio (vedi inv. n. R71)
Stefano (vedi inv. n. R98)
Felice (vedi inv. n. R62)
Carlo Borromeo (vedi inv. n. R60)
Rosa da Lima (vedi inv. R25)
Ignazio
Nacque ad Azpeitia un paese basco, nell’estate del 1491, ultimo figlio maschio di Beltran Ibañez de Oñaz e di Marina Sanchez de Licona, appartenenti ad uno dei casati più potenti della provincia di Guipúzcoa. Destinato alla carriera sacerdotale, nell’infanzia ricevé anche la tonsura, ma preferì la vita del cavaliere e allora il padre lo mandò nel 1506 ad Arévalo in Castiglia, da don Juan Velázquez de Cuellar, ministro dei Beni del re Ferdinando il Cattolico, affinché ricevesse un’educazione adeguata.  Morto nel 1517 don Velázquez, si trasferì presso don Antonio Manrique, duca di Najera e viceré di Navarra, al cui servizio partecipò a diversi combattimenti. Nell’assedio del castello di Pamplona da parte dei francesi (1521) fu ferito da una palla di cannone.
Durante la convalescenza, la lettura della “Vita di Cristo” di Lodolfo Cartusiano e della “Leggenda Aurea” di Jacopo da Varagine, lo indusse a offrire la sua fedeltà di cavaliere a Gesù. Deciso a raggiungere Gerusalemme come pellegrino, partì nel febbraio 1522 diretto a Barcellona e si fermò all’abbazia di Monserrat, dove si confessò e si spogliò degli abiti cavallereschi, vestendo quelli d'un povero. Un’epidemia di peste gl’impedì di raggiungere Barcellona e fermatosi a Manresa per più di un anno, si dedicò alla preghiera e face penitenza, maturando l'idea di fondare una Compagnia di consacrati. Giunto a Barcellona, invece di partire per Gerusalemme s’imbarcò per Gaeta e da qui arrivò a Roma, dove fu ricevuto e benedetto da papoa Adriano VI. S'imbarcò poi a Venezia e arrivò in Terrasanta, visitando tutti i luoghi santificati dalla presenza di Gesù. Ritornò in Spagna nel 1524 e a 33 anni prese a studiare grammatica latina a Barcellona e poi intraprese gli studi universitari ad Alcalà e a Salamanca, concludendoli a Parigi, dove si addottorò in filosofia nel 1535. Sin dall'anno prima con i compagni Pietro Favre, Francesco Xavier, Lainez, Salmerón, Rodrigues, Bobadilla, fece voto nella Cappella di Montmartre di vivere in povertà e castità. Promisero tutti di recarsi a Gerusalemme e, se ciò non fosse stato possibile, di mettersi a disposizione del papa, che avrebbe deciso il loro genere di vita apostolica e il luogo dove esercitarla. Resosi impossibile il viaggio in Terrasanta per la guerra fra Venezia e i Turchi, si presentarono a Paolo III, il quale li indusse a rimanere in Italia.
Nel 1537 Ignazio si stabilì prima a Bologna e poi a Venezia, dove fu ordinato sacerdote; insieme a due compagni si avvicinò a Roma e a 14 km a nord della città, in località ‘La Storta’ una visione lo confermò nell’idea di fondare una “Compagnia” che portasse il nome di Gesù. Fu approvata da Paolo III nel 1540 con la bolla “Regimini militantis Ecclesiae”. L’8 aprile 1541 fu eletto all’unanimità Preposito Generale e il 22 aprile fece con i suoi sei compagni la professione nella Basilica di S. Paolo.
Quelli che inizialmente furono chiamati “Preti Pellegrini” o “Preti Riformati”, e solo in seguito "Gesuiti", cominciarono ad essere inviati in tutta Europa e poi in Asia e negli altri Continenti.
Ignazio morì a Roma il 31 luglio 1556, nella modesta casa vicina alla Cappella di Santa Maria della Strada, dove fu sepolto. Proclamato beato nel 1609 da Paolo V, fu canonizzato nel 1622 da Gregorio XV. Il corpo, custodito in una urna di bronzo dorato dono di Francesca Giattini, si venera presso l’altare a lui dedicato nella chiesa del Gesù. Il capo è conservato in sagrestia e si espone il giorno della sua festa, che si celebra il  31 luglio.

Misure: 4 x 3,25 x 0,60 cm
Stato Conservazione: Cattivo
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Palazzo vescovile di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII - XIX
Peso: 2,5 gr


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