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Reliquia di S. Antonio di Padova
Datazione Secc. XVIII-XIX
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R238
Vecchio inventario:
Materiale: Argento, vetro, cartoncino, seta, filo argentato, carta, cera lacca
Tecnica: Saldatura, taglio, doratura, incollaggio
Descrizione: Teca ovale d'argento - composta da un contenitore posteriore, munito di falda e cornice di fondo che trattiene un vetro, e di coperchio anteriore con falda e cornice decorata da lamine e fili ritorti con cristallo molato - nella quale è inserito un vasoietto di cartoncino, con cornice ovale dipinta nel fondo e con volute di carta dorata sulle coste e decorata da una spirale di filo argentato all'interno dell'ovale centrale, nel quale è incollata la reliquia. Il cartiglio ha l'iscrizione manoscritta: S. Anto. Pat.
Sul verso, sopra il vetro, vi è il sigillo del vescovo di Fidenza Luigi Sanvitale che indica probabilmente una ricognizione della reliquia, il cui contenitore è certamente più antico.
GG
Descrizione: Note storiche
Fernando di Buglione nacque a Lisbona (Portogallo) nel 1195 c.. Novizio a quindici anni nel monastero di San Vincenzo a Lisbona, si trasferì nel monastero dei Canonici regolari di Sant'Agostino di Santa Croce di Coimbra, dove studiò scienze e teologia. Fu ordinato sacerdote nel 1219. Pareva dovesse percorrere la carriera del teologo e del filosofo ma decise di lasciare l'ordine agostiniano, del quali non condivideva i maneggi politici con il re. Desideroso d'una vita religiosa più severa, ottenuto il permesso dal provinciale francescano di Spagna e dal priore agostiniano, entrò nel romitorio dei Minori facendo subito professione religiosa e prendendo il nome Antonio. Avrebbe chiesto e ottenuto di partire missionario in Marocco e verso la fine del 1220 si sarebbe imbarcato su un veliero diretto in Africa, ma durante il viaggio, colpito da febbre malarica e costretto a letto, sarebbe stato convinto a tornare in patria. Secondo altre versioni, non sarebbe mai arrivato in Marocco, ma si ammalò appena partito da Lisbona e la nave, spinta da una tempesta, sarebbe giunta a Messina, dove l'avrebbero curato dai francescani della città. A Pentecoste sarebbe stato invitato al Capitolo generale di Assisi, dove sarebbe arrivato con altri frati a Santa Maria degli Angeli e avrebbe ascoltato Francesco, ma senza conoscerlo personalmente. Il ministro provinciale dell'ordine per l'Italia settentrionale gli propose di trasferirsi a Montepaolo, presso Forlì, dove serviva un sacerdote che dicesse messa per i sei frati residenti nell'eremo; qui visse per un anno e mezzo, finché dovette scendere con i confratelli in città, per assistere nella chiesa di San Mercuriale all'ordinazione di nuovi sacerdoti dell'ordine e dove predicò alla presenza di una vasta platea composta anche da notabili. Fu incaricato della predicazione che svolse nella Romagna e nell'Italia settentrionale, combattendo l'eresia catara in Italia e albigese in Francia, dove arrivò nel 1225. Tra il 1223 e il 1225 aveva posto le basi della scuola teologica francescana, insegnando nel convento bolognese di Santa Maria della Pugliola. In Francia, tra il 1225 e il 1227, fu custode a Limoges e con tale incarico partecipò nel 1227 al Capitolo generale di Assisi, dove il nuovo ministro dell'Ordine, Giovanni Parenti  (il provinciale di Spagna che lo aveva accolto fra i Minori), lo nominò provinciale dell'Italia settentrionale. Antonio aprì nuove case, visitò conventi, controllò le Clarisse e il Terz'ordine, andò a Firenze, finché fissò la residenza a Padova e in due mesi scrisse i Sermoni domenicali. A Padova ottenne importanti riforme giuridiche per i cittadini e tenne testa ad Ezzelino da Romano perché liberasse i capi guelfi incarcerati. Intanto produsse altri scritti. Mariologo e convinto assertore dell'assunzione della Vergine, su richiesta di papa Gregorio IX, nel 1228 tenne le prediche della settimana di Quaresima. Per tre anni viaggiò senza risparmio; stanco, sofferente d'asma e gonfio per l'idropisia tornò a Padova dove si ricordano le sue prediche per la quaresima del 1231. Per riposarsi si ritirò a Camposampiero, in un eremo francescano fatto costruire dal conte Tirso, ma a mezzogiorno del 13 giugno ebbe un malore e pregò i confratelli di portarlo a Padova. Caricato su un carro, alla periferia della città le sue condizioni si aggravarono e si decise di ricoverarlo nel vicino convento dell'Arcella dove morì in serata.
Nei giorni seguenti si scatenò una lotta su quale convento dovesse conservarne il corpo, seguita da disordini popolari, e infine il padre provinciale decise che la salma fosse portata a Santa Maria Mater Domini, che era stata la residenza di Antonio. Non appena giunto a destinazione sarebbero iniziati i miracoli. Fu canonizzato l'anno seguente dal papa Gregorio IX. La grande basilica di Padova a lui dedicata, che ne conserva le reliquie, sorge vicino al convento al Mater Domini. Nel 1946 Pio XII lo ha proclamato Dottore della Chiesa. La Chiesa lo ricorda il 13 giugno.
Misure: 3,75 x 3,12 x 0,78 cm
Stato Conservazione: Discreto
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Parrocchia dei Ss. Cipriano e Giustina di Stagno Parmense
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII - XIX
Peso: 7,6 gr


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