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Reliquie dei Ss. Giovanni e Paolo martiri
Datazione 1834
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R39
Vecchio inventario:
Materiale: Ottone, vetro, cartoncino, seta, treccia dorata, carta, cera lacca
Tecnica: Ritaglio, saldatura, incollaggio
Descrizione:

Teca ovale d'ottone composta da un coperchio posteriore munito di anello di sospensione e da un contenitore con cornice, falda e vetro anteriore, contenente un vassoietto di cartoncino - ricoperto di seta rossa e incorniciato con una spirale di filo dorato con sovrapposta una cornice di carta a rilievo e dorata - sul quale sono fissati due fiori di carta dorata nei quali sono incollate le reliquie e fra loro il cartiglio con l'iscrizione manoscritta: SS. Joan. & Pauli M.M.
Sul verso del vassoietto vi è un sigillo ceruleo quasi illeggibile ma probabilmente del vescovo di Parma, Vitale Loschi, che sottoscrisse la fede d'autenticità (inv. G40).
GG 

Descrizione:

Note storiche
I due fratelli martiri sono presentati, in tre recensioni consecutive della ‘passio’, che risale al IV secolo, prima come maggiordomo e primicerio di Costantina, figlia di Costantino imperatore; poi come soldati del generale Gallicano; infine sono citati come privati cittadini, nella loro casa al Celio, molto munifici di elemosine ed aiuti con i beni ricevuti da Costantina. Quando nel 361 salì al trono Giuliano, detto poi l’Apostata (331-363) avendo deciso di ripristinare il culto pagano, dopo aver rinnegato il cristianesimo cercò di convincere i due fretelli alle sue idee restauratrici, invitandoli a tornare a corte per collaborare al progetto. Essi rifiutarono e l'imperatore mandò loro il capo delle guardie Terenziano, con l’intimazione di farli adorare l’idolo di Giove. Persistendo nel loro rifiuto, furoro sequestrati in casa per una decina di giorni, affinché riflettessero sulle conseguenze del loro rifiuto. Il prete Crispo, informato del fatto, si recò con due cristiani a visitarli, portando loro la Comunione. Trascorsi i dieci giorni, Terenziano ritornò nella loro casa e, dopo tre ore d'inutili minacce e lusinghe, li fece decapitare e seppellire in una fossa scavata nella stessa casa, spargendo la voce che erano stati esiliati; era il 26 giugno 362.
Il prete Crispo e i suoi compagni, avvertiti da una visione, si recarono sulla loro tomba a pregare, ma vennero sorpresi e uccisi anche loro. Il figlio di Terenziano cadde allora in preda ad un’ossessione e urlava che Giovanni e Paolo lo tormentavano, il padre con grande preoccupazione lo condusse sulla tomba dei due martiri, dove il ragazzo ottenne la guarigione. Il prodigio fece convertire entrambi, che poi vennero anch’essi martirizzati. Il successore di Giuliano l’Apostata, l’imperatore Gioviano (363-364), abrogò la persecuzione e diede incarico al senatore Bizante di ricercare i corpi dei due fratelli. Una volta trovati, fece erigere dallo stesso senatore e dal figlio Pannachio, una basilica sopra la loro casa. Sul sepolcro costituito da una tomba a “due piazze”, venne eretto il piccolo vano della ‘confessio’ che ancora conserva antichi affreschi narranti il martirio; il tutto conglobato in una basilica detta Celimontana, più volte ristrutturata e modificata; nel 1588 le reliquie furono traslate dalla primitiva sepoltura e nel 1677 furono collocate sotto l’altare maggiore; infine nel 1725 il cardinale Paolucci le fece racchiudere in un’urna di porfido che ancora oggi forma la base dell’altare.
Il culto antichissimo dei fratelli martiri è testimoniato da innumerevoli citazioni in Canoni, sia romani che ambrosiani; in vari ‘Martirologi’ e Sacramentari; orazioni e prefazi a loro dedicati; epigrafi marmoree; un monastero fondato da s. Gregorio Magno (535-604); un’altra chiesa eretta sul Gianicolo loro dedicata.
Dubbi sono stati espressi dagli studiosi circa l'epoca del martirio, perché è fatto storico che la persecuzione di Giuliano l’Apostata non fece vittime a Roma, ma solo in Oriente dove risiedeva; quindi si è propensi a spostare la vicenda dei due fratelli sotto l’impero di Diocleziano (243-313).
Confermano il racconto delle ‘passio’ i lavori archeologici effettuati e gli studi pubblicati sugli scavi sotto la Basilica del Celio da padre Germano di S. Stanislao (Vincenzo Ruoppolo), morto nel 1909, e completati da altri studiosi, che hanno portato alla scoperta della casa romana, di cui probabilmente i due fratelli martiri erano proprietari e sulla quale fu eretta la basilica.

Misure: 4,32 x 3,03 x 1,09 cm
Stato Conservazione: Buono
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Palazzo vescovile di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XIX
Peso: 15,2 gr


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