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Reliquia di S. Fermo martire
Datazione 1787
Tipo: (R) Reliquie
Inventario: R22
Vecchio inventario:
Materiale: Argento, vetro, cartoncino, seta, filo argentato, carta, cera lacca
Tecnica: Ritaglio, saldatura, cesello, incollaggio
Descrizione:

Teca ovale d'argento costituita da un coperchio posteriore e dal contenitore anteriore - munito di cornice incisa a onde, vetro, occhiolo superiore di sospensione - nel quale è inserito un vassoietto di cartoncino ricoperto di seta rossa, con cornicetta di carta incollata a volute e dorata sulle coste, sul quale sono incollati la reliquia e il cartiglio con l'iscrizione manoscritta: S. Firmi M. 
Sul verso del vassoietto vi è il sigillo ceruleo del vescovo di Fidenza Alessandro Garimberti, che redasse la fede di autenticità (inv. G14).
GG

Descrizione: Note storiche
Il Martirologio geronimiano (V-VI sec. erroneamente attribuito a san Gerolamo) lo ricorda insieme a Rustico, alla data del 9 agosto, e così fa pure il Martirologio romano (XVI secolo). Con questi nomi ci sono stati in Africa del Nord due martiri: Fermo, che morì a Cartagine (di fame) al tempo dell’imperatore Decio, promotore di una delle più dure persecuzioni contro i cristiani (249-251), e Rustico, che invece fu ucciso con altri a Lambesa (Algeria) nel 259, sotto l’imperatore Valeriano.
I loro resti si trovano a Verona, in San Fermo Maggiore, singolare complesso formato da due chiese costruite in tempi diversi l’una sopra l’altra, nel XIII secolo e nel XIII-XIV. La chiesa superiore custodisce le reliquie di Fermo e Rustico. La loro vicenda affatica gli studiosi per l’intreccio tra un esiguo dato storico e alcune narrazioni avventurose e pittoresche, prive di riscontri storici.
Secondo un’antica “Passio”, Fermo e Rustico non erano africani, ma bergamaschi, e morirono decapitati per la fede fuori dalle mura di Verona, super ripam Athesis, sulla sponda dell’Adige, al tempo dell’imperatore Massimiano (286-310). Dopodiché i due corpi sarebbero stati portati da Verona fino all’Africa del Nord, per essere seppelliti a Cartagine. Ma più tardi, eccoli di nuovo imbarcati e in rotta verso l’Italia, con una sosta a Capodistria, e con Trieste come destinazione finale. Qui, durante il regno longobardo di Desiderio e Adelchi (757-774) arrivò il vescovo Annone di Verona, il quale riscattò a pagamento i resti dei due martiri. Poco dopo i veronesi li accolsero con grande solennità, collocandoli in una chiesa che da molto tempo era stata innalzata in loro onore. Tutto ciò si legge in due documenti: la Translatio ss. Firmi et Rustici (seconda metà dell’VIII secolo) e il Ritmo pipiniano (fra VIII e IX secolo).
Certamente leggendario il racconto d'un viaggio andata-ritorno dei due corpi, ma nella leggenda il suggerimento c’è. Il richiamo all’Africa fa pensare non a un ritorno, ma a una venuta. Ossia all’estendersi anche in Italia del culto per le figure e le reliquie di questi martiri d’Africa. Come è avvenuto per altri, la cui fama è stata portata e divulgata in Europa dall’emigrazione forzata di tanti romani d’Africa di fronte all’invasione dei Vandali di Genserico (429). Verona era aperta a questa accoglienza, avendo avuto come vescovo – e volendolo poi per sempre come patrono – il nordafricano Zeno. Tutti questi elementi, posti nel vasto quadro della venerazione in Italia di santi africani, confermano l’ipotesi dell’origine africana dei santi Fermo e Rustico e la Chiesa continua a ricordarli assieme il 9 agosto.
Misure: 4 x 2,75 x 0,86 cm
Stato Conservazione: Ottimo
Acquisizione: Deposito
Provenienza: Palazzo vescovile di Fidenza
Esposizione: No
Epoca: Sec. XVIII
Peso: 12,5 gr


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