1206 Si pongono in opera i due leoni davanti alla facciata (la data è indicata nel 1881 da Edoardo Arborio Mella. Inv. n. S78 – S79)
1207, 4 aprile Il corpo di S. Donnino, dal 1178 collocato nella chiesa di S. Pietro (Aimi) o S. Giovanni evangelista (Kojima), viene riportato in duomo in processione e, alla presenza del vescovo di Parma, è riposto nel sepolcro sotto l’altare della cripta appena terminata con un nuovo sistema di colonne e nuove volte concepite da Antelami (Aimi).
Alcuni “indumenti” del Santo sono collocati appena al di sopra della tomba, custoditi in una cassetta marmorea con l’iscrizione: MCCVII REPOSITUM.
(Opizzo 1195-1224) corpus enim S. Domnini ann. 1207 in oppidum Burgi solemni pompa transtulit, quod inde oppidum S. Domnini nomen accepit. (Ugelli, ed. C., II, 174) – Porter, II, p. 170, nota 21 (inv. n. M1)
Anno vero 1207. corpus S. Domnini, qui fuit martyr Legionis Thebanae, solemni pompa processionaliter detulit intra oppidum, ubi Matrice Ecclesia veneratur, ab eius nomine multo tempore ante appellatum Burgum S. Domnini, ut in eius vita probavi. (Ms. Giuseppe Micheli, Arch. Della Cancelleria Vescovile, f. 65) – Porter, II, p. 170
1249 Mentre si stanno concludendo (Aimi) i lavori della cattedrale, Oberto Pallavicino († 1269) è investito della signoria di Borgo San Donnino.
Lo stemma Pallavicino è scolpito nella chiave di volta della prima campata della navata maggiore.
1269 Si sospendono definitivamente i lavori della cattedrale (Aimi)
1282 Sarebbe stata incrostata di marmi la facciata (Chierici da ms. Pincolini)
1283 Accosciati i leoni sui quali si drizzano le colonne sorreggenti l’arcata dell’atrio (Chierici da ms Pincolini)
1302 Lavori di fortificazione della cattedrale e della canonica.
1444 Tommasino Fogaroli fa eseguire un’ancona per l’altare maggiore.
1468, 14 ottobre Legato di Giovanni Giacomo Colombi per una cappella dedicata a S. Giuliano da costruirsi vicino a quella di S. Cristoforo, larga cinque braccia e profonda quattro braccia, verso la strada romea (lato sud).
1470 Il luogotenente della comunità avverte che le volte del campanile romanico rischiano il crollo.
1485, 12 agosto Erezione del beneficio di S. Genesio, istituito da Giacomo Bonazzi, erede di Andrea della Rebecca, prete di Lodi, con obbligo di costruzione, presso “columnam magnam … justa capsam magnam Sancti Baptismatis”, di una cappella, ossia altare, ornato al centro dall’immagine della B.V., con a destra S. Genesio e a sinistra S. Donnino.
1486, 22 settembre La comunità di Borgo dona 4 torce all’immagine miracolosa della B.V. della Ferrata. La cappella, attribuita all’architetto cremonese Bernardino Boccoli, detto “de Lera”; doveva essere stata costruita da poco; le terrecotte decorate dovrebbero essere della bottega cremonese dei De’ Stauris.
1488 Finiscono i restauri alle volte del duomo.
7 febbraio Si colloca in cripta l’arca rinascimentale di S. Donnino, nella quale vengono posti i frammenti della cassettina di marmo del 1207 “con alcune reliquie del santo” che vi erano contenute. L’arca è stata pagata dai borghigiani (Cronaca Brioschi; inv. n. S117).
1508, settembre Si ordina al fabbro Cosma Lazzari di Cremona una cancellata (stecata) da porre attorno all’arca di S. Donnino; viene messa in opera il 25 novembre (inv. n. H36).
1512, 14 agosto Un fulmine colpisce la torre del Trabucco buttando giù la guglia, un pezzo di tetto della chiesa e rovinando la torre. Resta ucciso Gabriele Mapello.
13 settembre Si ritrova il corpo di S. Gislemerio (Atto notarile).
1555, 17 marzo Il Capitolo e il fabbriciere don Lattanzio Bredi ordinano di levare le campane dalla torre campanaria pericolante e di porle “nel claustro di detta chiesa”; il lavoro è eseguito da Bosino Suello.
1561 Lavori importanti nel “Santuario” del Duomo:
Demolizione della trecentesca cappella dei Valari, ricca di affreschi, che era sopra una scala della confessione (lacerti residui, inv. nn. D165, D166, D167, D168).
Smembramento dell’ambone “dove si cantava l’Evangelio qual era sopra l’altra scala della confessione”.
Smantellamento del coro vecchio, “ove stavano i preti”, ricomposto “in capo della chiesa (residui: inv. nn. L172, L173, L174, L175).
Rifacimento della scala grande e aggiunta di due scale laterali.
Collocazione d’un organo.
Rifacimento delle volte dalla parte della confessione.
Rinforzo con catene dei leoni del protiro.
1563, 15 giugno La fabbrica vende il ferro delle scalinate vecchie.
1564, 30 maggio Giovanni Casanova, fabbro di Cremona, mette in opera la ringhiera dello scalone del Santuario (inv. n. H30).
1565 Si parla della costruzione d’una nuova torre, “che quella che si vede, … chiude una finestra del sotterraneo delle confessioni, come si vede poiché allora si discendeva in quelle per due scale laterali dalle moderne cappelle del Carmine e del Santissimo Sacramento”.
1567 Ludovico della Valle, muratore, demolisce il vecchio campanile sino alle fondamenta (Trecasali, 1595)
1568, 26 gennaio Si leva dal coro il sepolcro di Ottaviano Pallavicino.
12 aprile Si leva dall’altare maggiore la Madonna di Benedetto Antelami (inv. n. S3).
25 giugno Il vescovo maiorense Ascanio Marchesini (che risulterà visitatore apostolico alle città di Faenza, Imola e Bologna nel 1574) consacra il nuovo altare maggiore dedicato a S. Donnino; nel quale viene chiuso un breve del prelato.
1569, 2 e 4 aprile I canonici e i presidenti della comunità di Borgo fanno fare un sopralluogo alle fondamenta della torre campanaria.
7 aprile Si scavano le fondamenta della torre e “vi si trovavano una quantità d’ossi di morti, e li seppellirono nel cimitero. Ivi segno che la chiesa era stata aggrandita, e che attorno alla prima piccola seppellivano i morti” (Zani).
23 aprile Si stipula una convenzione con l’ingegnere piacentino Giovanni Bruni e il mastro Lodovico della Valle detto Lancio, borghigiano, con fideiussione di Polidoro Razzini, per riedificare la “torre grande”.
1570, 14 marzo Inizia la costruzione del nuovo campanile, terminato due anni dopo.
1573 Un atto notarile indica l’esistenza di vetrate alle finestre del coro e che era stata fatta una volta nuova.
1577 Costruzione della cappella di S. Pietro in Vincoli (attuale di S. Andrea Avellino), “a presso al battesimo di Santo Donnino, fatta fabbricare dal frate cappuccino Antonio Malagatta per assolvere il beneficio di Santa Caterina, che era allora in confessione (Zani).
“Di quast’anno il canonico don Lorenzo Malagata essendosi fatto Cappuccino col nome di fra Antonio fece fabbricare la capella di Santa Caterina de’ Goghi presso il Battistero, e vi trasportò il Beneficio di S. Pietro in Vincoli stato fin qui sotto le confessioni (Trecasali).
ottobre Pagamento d’un piccapietra per fare i gradini della scala della torre che discende sotto la confessione.
1580, marzo Il visitatore apostolico mons. Francesco Bossi, vescovo di Novara, ordina di togliere dalla cappella del Battesimo l’altare di S. Gislemerio. Il Consorzio di S. Donnino, al quale come erede di don Baldassare Vago spetta di celebrare ogni anno le messe e la festa del santo, sposta le celebrazioni al proprio altare, che è presso la torre verso la casa dei Mapelli.
? “Nota come del anno soprascritto fu portato l’altare grande di Santo Francesco inanti et fu sarato il coro et furono fabricate le cappelle verso la strada et furono messi li mortari da Acqua Santa con li piedi che inanti erano ficchi nel muro et furono messi le pietre nove alli monumenti” (Trecasali).
1588, dicembre Il fabbriciere don Giacomo Marri fa fare a Ludovico Fiorentini e a suo figlio una finestra nel muro verso il chiostro nella cappella detta “il barchetto” (in testa alla navata nord).
1591, 21 maggio I muratori Gerolamo Fiorentini, Pietro Arcari, Marco Antonio Casalini e Donnino Soldi iniziano l’allargamento di tutte le finestre alte del Duomo, per ordine del Capitolo.
1597, 13 ottobre È concesso ai membri del Consorzio di S. Donnino di costruire un altare sotto il titolo di S. Antonio Abate, per devozione di mastro Antonio de Cavali, nella cappella “detta di Santa Maria de Valerij”, facendo murare la porta della chiesa posta sotto la torre campanaria, lasciando un “uscicello verso la strada per gli campanari d’andare sopra detta torre, e ornarlo e dotarlo di ancona e paramenti necessari e far fare una “steccata”, e “far fare una porta grande … che entri nella chiesa verso la strada Maestra verso mezzogiorno presso la cappella del Battesimo qual posta sia per contro et dirimpetto alla porta … che entra dal claustro fra la cappella della Assunzione della Madonna, ius patronato del … Capitolo …, detta cappella del barchetto, et l’altare di Santa Caterina ius patronato de quella da modetia di detto borgo”, convenendo di far a comune spesa un portichetto sopra la via comune da mezzogiorno sì per ornamento sì anche per gli figlioli o creature che a detta chiesa si portano a batteggiare, et per le donne che vi vengono a levar di parto”.
1598, 27 ottobre Durante i lavori di sistemazione della vetrata del finestrone sopra la porta grande, “si tirò su don Leonardo da Modecia perché di grazia vedesse un poco che lettere son quelle, che sono sopra l’occhio dentro di detta chiesa, cosa desiderata di sapere, sì da molti, che hora vivono, come anco da molti antecessori per curiosità, dandone a credere, che potesse esser, o il millesimo di detta chiesa, o la dedicatione di essa, o qualche altra cosa notanda. L’iscrizione a lettere gotiche, che sarà rinnovata, è la seguente:
1490
Si quis adhuc animum pictura pascit inani
Cuius praesidio fulgeat istud opus
Si quis scire cupit, rudiani hoc sciat esse
Gloria Johannis inviolata diu.
1600, maggio Arriva in duomo l’ancona della “Purificazione della Madonna”, dipinta dal pittore cremonese Andrea Mainardi detto “il Chiaveghino” (D130), pagata dai membri del Consorzio di S. Donnino e posta nella loro cappella. I consorziati hanno sostenuto anche la spesa per gli “ornamenti” fatti fare a Cremona da messer Gabrielle, della vicinanza di S. Leonardo, che l’ha anche posta in opera.
1602, 21 aprile I membri del Consorzio di S. Donnino fanno costruire ai mastri Girolamo Fiorentini e Marco Antonio Canalini la cappella dedicata a S. Francesco, in esecuzione del testamento del fu Giovanni Antonio Maschenzio.
10 luglio I muratori iniziano a scavare le fondamenta della cappella di S. Francesco.
1603 “Si tolse il tetto del protiro e vi si fece fare un gran palco per il vescovo Picedi, ornato col suo stemma”.
4 ottobre Il consorzio di S. Donnino inizia a far celebrare le funzioni nella cappella di S. Francesco, terminata nel settembre precedente.
1604 Il vescovo Picedi fa costruire un nuovo fonte battesimale (inv. n. M9), collocato su consiglio di Maurizio Bacchini presso la torre delle cicogne, e il fabbro piacentino Francesco Bossi costruisce la cancellata in ferro e ottone (1^ lato nord).
giugno Il vescovo Picedi ordina al consorzio di S. Donnino di ricostruire nella cappella della ferrata l’altare di S. Gislemerio.
4 ottobre Viene posta nella cappella di S. Francesco l’ancona fatta fare a Cremona da Andrea Mainardi detto “il Chiaveghino” con “l’ornamento in legno” (inv. nn. D134 e L155).
1605, 16 settembre Il consorzio di S. Donnino riporta la celebrazione delle messe e della festa di sua pertinenza al nuovo altare di S. Gislemerio nella cappella della ferrata, dotato di pietra sacra, tovaglie, palij e candelieri.
20 settembre Il fabbriciere don Narciso Armani fa allargare alcune finestre e risistemare e imbiancare tutta la cripta.
1609, 30 novembra L’immagine della B.V. dipinta sopra l’altare di S. Genesio, “accanto alla colonna … come si entra dentro man destra” – fatta dipingere da certo Giacomo Bonazzi nel 1645 – è portata in piazza in processione e posta nella cappella di S. Gislamerio”.
1611, 18 dicembre La Compagnia del SS. Sacramento della Cattedrale fa fare al pittore fidentino Francesco Lucchi, detto “lo Scartoccino” l’ancona dell’Ultima cena (inv. n. D129), da porre all’altare del Santissimo Sacramento, detto “l’altare del barchetto”.
1615 Francesco Lucchi è impegnato a fare “indorature” in cattedrale.
Il legnamaro Domenico Biolchi accetta di fare il soffitto della sacrestia nuova (inv. n. L171).
1 aprile Si conclude il lavoro di sistemazione d’un pilastro esterno che minacciava “ruina”.
1616, 27 agosto “Fu dal signor canonico Armani proposto ch’essendo caduta a terra la testa del bambino della Beata Vergine della torre era conveniente farla accomodare volendo così persone religiose per sua divotione far la cerca per hornare detta Gloriosa Vergine, di che il Capitolo fu contento et ordinò che per tal effetto detto signor Armani dovesse trattar con monsignor reverendissimo vescovo quale avrebbe ordinato il tutto circa la cerca da farsi”.
1617, 23 settembre Viene posta in duomo un’ancona della Madonna (inv. n. L1?), dorata da Francesco Lucchi.
Lo stesso pittore ha “vestito di colori le due imagini di S. Gislemerio e di S. Carlo” (Diario Fidentino sec. XVII).
1621, 14 gennaio Nella visita pastorale del vescovo Ranuzio Scotti, sono esaminati: “altare santi Antoni, successive … altare Beate Marie Virginis, successive … altari santi Petri in Vincula, successive … altare santi Francisci ... quoque altare venerandi consortii, successive … altare conceptionis beate Marie sempre virginis, successive altare sante Caterine, successive … altare Assumptionis beate Marie virginis, super quo retinetur santissumum sacramentum”.
1626, 19 luglio Il vescovo incorona in cattedrale la Madonna del Carmine, che viene poi riportata in processione a S. Maria.
1627, 31 agosto Il Capitolo propone di far riparare e imbiancare tutti i “volti alti”; i lavori sono affidati a Tadeo Arancini imbiancatore, che accetta e promette di “stopar bene tutte le rotture … con materie atte, gesso e calcina, … et annettare tutti li cordoni, e pilastri, e colonne.
1631 Dopo la peste, si riprende a seppellire in cattedrale.
1647, 20 maggio Il Capitolo ordina che il fabbriciere “debba provedere tutte le cose necessarie per reparare la torre delle campane, acciò non segua qualche rovina”.
1654 Tommaso Omati, fabbriciere della cattedrale, ordina al mastro legnamaro Andrea Borgonovo i “cardenzoni” ad uso dei canonici nella sacrestia nuova.
1657 Bernardo Lucchi affresca la volta della Cappella del SS. Sacramento (inv. n. D156).
1658 Vengono fatti lavori alla Cappella della B.V. della Ferrata: Alessandro Politi vi pone stelle e gigli di legno, dorati da Bernardo Lucchi con oro acquistato a Parma; l’argentiere Teodoro Vandès di Parma fa una lampada; Bernardino Doni fa due corone d’argento per la Madonna e il Bambino.
1660 Il Capitolo impegna la somma di 3940 lire imperiali, risultate dalla vendita dei beni ereditati da Nicola Bucabianca, “in complendo ordinem faciatae anterioris versus leones lapideos dictae Cathedralis”.
1664 Il vescovo Pallavicino fa costruire una cappella in duomo per accogliervi la Madonna del Carmine che si trova in S. Maria. La cappella viene rivestita di stucchi modellati dai maestri Giovanni Maderno e Carlo Borsi; le opere in pietra sono scolpite da Pietro Peracchi; l’ancona è eseguita dal cremonese Francesco Pescaroli, dorata assieme all’archivolto da Andrea; la balaustra in marmo di Como è realizzata da Antonio Seracchi di Saltrio; Giuseppe Bernasconi di Piacenza dipinge la volta; Andrea Gozi affresca i muri.
1689, novembre Il vescovo Nicolò Caranza, come esecutore testamentario di don Francesco Evangelista, fa iniziare la stabilitura e imbiancatura del duomo, ordinandone la cura al teologo Giovanni Antonio Rodiani.
1730, 30 gennaio Gli Anziani della comunità di Borgo esaminano il memoriale di alcuni devoti per avere come compatrono della città S. Andrea Avellino, protettore contro l’apoplessia, che si dicono disposti a far dipingere un quadro del Santo e farne eseguire un busto d’argento. La proposta viene accolta il 6 febbraio. L’11 aprile, i reggenti del Comune, ottenuta l’approvazione del Duca, provvedono alla costruzione di un nuovo altare da porsi in Cattedrale, nella cappella di S. Pietro in Vincoli, concessa dal Capitolo.
1738 Il vescovo e i fedeli fanno costruire un nuovo altare maggiore.
1753, 28 marzo Si affidano al mastro muratore Pietro Boschetti i seguenti lavori:
- Stabilitura di tutti i muri dentro la chiesa, anche nella cripta, in quelle parti che risultano scrostate.
- Chiusura dei buchi della volta, sopra con mattoni, e sotto con calce.
- Foratura con trivella la volta nei luoghi che saranno indicati.
- Imbiancatura di tutti i muri interni, esclusi gli interni delle cappelle e le volte e colonne, del colore delle colonne, e pilastri e cordoni.
Sarà obbligo della fabbriceria di fornire al muratore la corda necessaria e la “bilancia, o sia Brenta solita adoperarsi per far pulire le volte”.
3 settembre Lettera di Bernardino Giordani al vescovo con allegato il “recapito dei Fermieri generali” che consente di poter levare da Fiorenzuola “i cinque carri di pietre ivi lavorate ad uso di codesta Cattedrale senza pagamento di Dazio”.
1762 Nello scavo effettuato attorno alla Cattedrale si ritrovano numerosi sepolcri e molte macerie, dal che si deduce che la piazza era anticamente alla stessa quota del pavimento della cattedrale.
1791, 5 aprile Si paga lo stuccatore Davide Terzani di Laino per i lavori fatti nella cappella dell’Immacolata (inv. n. I19).
10 giugno Il consiglio comunale fa restaurare la cappella di S. Andrea Avellino dal capomastro Bartolomeo Pertugalli.
1794, 10 luglio Il Duca concede la costruzione d’un banco di noce ad uso della Comunità da porsi in cattedrale; il lavoro è eseguito del falegname del Comune Nicola Antonimi (Inv. n. L163).
1798 Si fanno accomodare, dal marmorino Giulio Garovi, le pietre della facciata.
1803 Mons. Garimberti fa dipingere a sue spese al prof. Biagio Martini un quadro dell’Immacolata e S. Luigi per la cattedrale (inv. n. D138).
1834 La fabbriceria acquista il nuovo organo dalla ditta Serassi di Bergamo.
1835 Lo svizzero Rusca (Matteo?) stucca a lucido e Salvini indora i capitelli della cappella dell’Immacolata.
1836, 28 luglio Gli Anziani decidono di far riparare la cappella di S. Andrea Avellino, che viene poi dipinta dal prof. Girolamo Gelati.
1840, 13 luglio Si pongono i “colonnotti” attorno al coro (esterno?); uno di essi è posto dov’era la tomba della famiglia Verzoli. I colonnotti sono uniti con catene di ferro.
Si prepara la posa sulla torre campanaria del nuovo orologio, opera di certo Casagrande di Guastalla.
1853, 30 marzo Mentre si costruisce sotto la torre campanaria, a fianco della cripta, una nuova cappella per la statua di S. Donnino, si scoprono su un muro leggermente intonacato dei dipinti raffiguranti S. Stefano, S. Lorenzo, S. Bartolomeo e un Ecce Homo. Il Governo invia il professore di pittura Campana e l’architetto Montecchini, i quali giudicano gli affreschi del XIV secolo e esortano a conservarli, ma i “Superiori ecclesiastici” fanno abbattere il muro, dopo averli fatti copiare dal pittore Bacchini.
17 luglio Avendo ordinato il vescovo la demolizione dell’altare della Cripta, si comincia a scavare sotto l’altare per cercare le reliquie di S. Donnino e sotto un lieve strato di terra si trova una lastra di marmo di Carrara con un’iscrizione, sotto la quale v’era uno strato d’arenaria; continuando lo scavo si trova uno strato di pietre, che era il fondo d’un sarcofago rotto in mezzo della lunghezza di circa 2 m.
19 luglio Si scopre il sarcofago di S. Donnino, coperto da una lastra con incisa una croce (inv. n. M6).
Nello scavo sono costruiti quattro muri coperti da una volta a botte e sulla parete ovest viene posto un mattone inciso con l’iscrizione: «1853 in questo giorno 19 luglio alle 11 di notte fu trovato da noi due fratelli Luigi Campanini e Ferdinando una cassa di marmo che conteneva le ossa di S. Donnino martire e taumaturgo di Lombardia e Toscana, patrono di Fidenza» (inv. n. I29).
settembre Si costruisce il nuovo altare, su una base di marmo con quattro colonnette (inv. n. M29) agli angoli che sostengono una grande lastra di marmo (ricavate dalla prima pietra trovata nello scavo); la mensa è ricavata dalla lapide commemorativa della donazione fatta da Maria Luigia delle Acque di Tabiano all’Ospedale di Borgo, che si trovava in Vescovado, dalla quale è stata cancellata l’iscrizione.
1 dicembre Viene tolta in cripta la cancellata realizzata da Cosimo Lazzari nel 1508.
Nella cripta esisteva anche un altare dedicato a S. Anna Madre di Maria (inv. n. R169).
Esisteva in Cattedrale un altare dedicato a S. Lucia (inv. n. R309)
1855 Si pagano i seguenti compensi: all’intagliatore Domenico Borella di Piacenza per la Statua della Madonna Immacolata (inv. n. Q26); ai doratori Labò e Bozzini; al prof. Pietro Gelati per il dipinto del tempietto della Madonna.
1856, 28 marzo Perizia dell’arch. Pier Luigi Montecchini per lavori da farsi nel Duomo. Molti dei lavori previsti non verranno effettuati (Kojima).
6 ottobre In Prefettura si fa pubblico incanto dei lavori di riparazione della Cattedrale, secondo la perizia dell’arch. Montecchini, approvata con decreto sovrano del 16 agosto.
1857 Iniziano i lavori alla cattedrale, diretti dal Montecchini; vengono rifatti: i piedestalli dei leoni del protiro, le volte del coro e della prima campata della navata centrale, l’intonaco dei muri e delle volte; viene colorata la volta della navata centrale di azzurro con stelle; è rifatto il pavimento, che era di grossi mattoni quadrati (di arenaria), ponendovi sotto 60 cm. di ghiaia (durante quest’ultimo lavoro sono trovate molte tombe, fra le quali quella dell’architetto Ercole Mangino); nel riparare lo scalone del santuario si trovano pietre con bassorilievi, simili a quelli della facciata.
? G. Magnani dipinge la cupoletta e i fregi della volta della Cappella della B.V. della Ferrata (inv. n. D146).
1859, 14 marzo Mentre si leva il coro vecchio per far posto al nuovo si scoprono alcuni dipinti del XIV secolo raffiguranti (sn) S. Giovanni Battista (inv. n. D143), la Madonna col Bambino (inv. n. D144) e (a ds) S. Giorgio a cavallo, oltre a incisioni di sacerdoti del XVI sec. con la data della loro prima messa.
21 settembre La fabbriceria stipula con il falegname Emilio Papini il contratto per la costruzione del nuovo coro, disegnato dal pittore Girolamo Gelati di Parma (Gli stessi che hanno realizzato anche le porte interne della chiesa; inv. nn. L13, L148, L149-152).
1868, 31 marzo Perizia dell’ing. Antonio Armanetti per il restauro della parte posteriore (esterna) del coro (abside).
1873 Si abbatte la casa del campanaro posta in prossimità dell’abside.
Viene ricostruita la guglia della torre del trabucco, distrutta da un fulmine nel 1512.
1875, 30 giugno Lettera di Edoardo Arborio Mella al vicario generale don Carlo Maria Fontana, in risposta a quesiti da questi rivoltogli, in cui propone oltre al restauro del duomo, anche il completamento della facciata.
1876, 19 luglio Lettera di Edoardo Arborio Mella a don Aristide Panizzi, alla quale è allegato il disegno-proposta del completamento della facciata.
26 novembre Relazione della Commissione della conservazione dei monumenti di Parma sui lavori di restauro della cattedrale (della quale fa parte anche Gerolamo Magnani) in cui si rileva la consunzione e il diroccamento del basamento dell’abside e della cornice a spira del gocciolatoio del tetto, che si propone di riparare rifacendoli “conservando scrupolosamente nell’esecuzione la forma attuale in tutte le sue parti”, insieme al rifacimento delle finestre della cripta e la riparazione dei conci malandati della parte intermedia. Si notano altresì gravi “detrimenti” nelle colonnette e nei capitelli della loggetta che vanno sostituiti, predisponendo i disegni necessari.
Si parla della pietra (Viggiù e Sarnico), o marmo (Botticino o Rezzato) da utilizzare per il restauro.
7 dicembre Lettera di Edoardo Arborio Mella al Vicario generale don Aristide Panizzi, con la quale invia disegni e note per le tre finestre della cripta da rifare, per le quali dice d’essersi ispirato alle cattedrali di Bamberga e di Bonn.
29 dicembre Arborio Mella invia il preventivo per il progetto del completamento della facciata.
1877, gennaio Giovanni Cocchi di Viggiù, proprietario di cave di pietra, si offre per la fornitura del materiale necessario per il restauro dell’esterno dell’abside;
22 febbraio Perizia per il restauro dell’esterno dell’abside redatta dalla Commissione per i Monumenti di Parma, che prevede:
1. ricostruzione del basamento consunto e in parte diroccato.
2. Rifacimento della cornice a spira del sottogronda, e delle parti lisce e ornate al di sotto, compresi vari capitelli e basi delle colonnette.
3. Nel rinnovare lo zoccolo bisognerà continuare la cornice sulle finestre della cripta “come credesi sarà stato in origine”.
4. Utilizzo per le opere della pietra di Saltro per lo zoccolo e di Viggiù per le altre.
5. Per la fedeltà agli originali si stima necessario rilevare la forma e le proporzioni delle cornici, dei capitelli e di tutto quanto va rifatto, facendone dei modelli.
Segue la distinta dei lavori.
17 ottobre Lettera del Vicario Generale don Aristide Panizzi ad Arborio Mella nella quale dice che, a causa dell’ingente spesa, si differisce la realizzazione del suo progetto per il completamento della facciata, mentre le finestre della cripta saranno fatte secondo il suo progetto, e chiede inoltre di ordinare le vetrate per le finestre grandi del coro.
1879, 10 maggio “Dimostrazione della qualità, quantità e del costo dei lavori in questo corrente anno 1879, alla parte esterna del coro della Cattedrale di Borgo San Donnino, come di quelli che indispensabilmente occorrono fare per conservare un monumento, il quale per la vetustà ed il pregio architettonico, è da noverare fra i nazionali.
Elenca i lavori fatti nel 1878 con pietra di Saltrio e Viggiù, e quelli da continuare nell’anno corrente. (Kojima)
29 e 31 dic. Relazioni descrittive delle opere eseguite per il restauro esterno dell’abside.
1880 Si posa l’inferriata attorno all’abside, progettata da Giuseppe Locarni dell’Accademia di Belle arti di Vercelli.
1882 Il vescovo Manicardi riconsacra la Cattedrale, perché la tradizione secondo la quale era stata consacrata da papa Pasquale II il 28 ottobre 1106 era senza documenti sicuri.
1891 La Cappella della B.V. della Ferrata viene dedicata alla B.V. del rosario di Pompei. La pala ovale è realizzata da Paolo Bozzini (inv. n. D37).
1893 Antonio Leoni di Parma, su disegno dell’ing. Carlo Barberi, realizza l’altare e la balaustra neogotici della Cappella della Madonna del Carmine (inv. n. M20).
1895, 3 agosto L’ing. Magnaghi, seguendo le tracce da lui scoperte d’un canale navigabile scavato dal console Marco Emilio Scauro, rinviene sotto le fondamenta del vescovado una gran quantità di marmi finemente lavorati (Gazzetta di Parma).
1915 Iniziano lavori di restauro nella cripta.
1920. 17 luglio In cripta si ritrova, sotto un pavimento a lastroni d’arenaria d’epoca romanica, un pavimento a mattoni in cotto, di probabile epoca carolingia, e sotto si ritrovano dei tasselli pavimentali fittili esagonali d’epoca romana (inv. nn. L10 e L21) e basamenti di colonne (inv. nn. M27 - M28). Luigi Corsini, Soprintendente ai Monumenti del’Emilia scrive a don Giuseppe Bolzoni che il nuovo pavimento dovrà essere posto al livello di quest’ultimo.
1922, 1 aprile Luigi Corsini scrive che le mattonelle esagonali con intarsio marmoreo bianco ritrovate nella cripta di Borgo San Donnino sono uguali ad alcune conservate nel Museo di Reggio Emilia.
4 aprile L’Ispettore ai monumenti di Reggio Emilia scrive al Soprintendente Luigi Corsini che le mattonelle di Reggio Emilia sono romane e provengono da Brescello.
1923, 10 luglio Si costituisce il Comitato per il restauro della cripta , i cui membri sono: Maria Fabbrucci, Antonietta Trombara Musini, Vittoria Saglia Colombini, Marietta Micheli ved. Sozzi, Maria Barbieri Vainani, Pierina Belli, Delfina Zecca ved. Croci, Gina Macchiavelli, Maria Carenino Magnani, Carolina Aimi, Gaetana Omati, Ida Bassanini Comuni, Laura Laurini, Adalgisa Mombelli Bormioli, Angiolina Righetti, Felicina e Rosina Gandolfi, Rachele Merli, Maria Occhi Mezzetta, Emma Puglia Gandolfi, Dina Chiappi.
Luigi Secco, scalpellino di Tarcento, esegue diversi lavori: restauro delle basi delle colonne; ripristino delle finestre in pietra squadrata a faccia a vista; rifacimento delle mensole alle volte con sculture di tre evangelisti (inv. n. ); le zampe di leone all’Arca quattrocentesca.
1924, 25 febbraio Il soprintendente Luigi Corsini nomina Nullo Musini – ispettore onorario – coadiutore nella sorveglianza dei lavori della cripta.
5 aprile Tra il comitato, rappresentato da don Mario Conti e il capo mastro Giuseppe Carminati di Cremona si stipula l’accordo per la posa del nuovo pavimento in lastre di marmo rosso di Verona. I frammenti di pavimento romano e le basi di colonne sono lasciati in vista.
7 luglio Il prof. Anselmo Govi, direttore della Cooperativa pittori di Reggio Emilia, inizia la fastosa decorazione della cripta, che prevede l’uso di molto oro, del quale è rimasta traccia attorno ai medaglioni della volta sopra l’altare del santo.
ottobre Inaugurazione della cripta dopo i lavori di restauro.
1944, 2 e 13 mag. Bombardamenti alleati su Fidenza colpiscono il Vescovado e il Seminario vescovile; il Duomo resta leggermete danneggiato.
1959, agosto Si ricostruisce l’intera copertura della Cattedrale, sostituendo le antiche armature in legno con travature armate e tavelloni di terracotta.
1978, 7 luglio Si rivolge istanza alla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici dell’Emilia per la ristrutturazione della cripta a fini funzionali e liturgici e per una migliore sistemazione dell’altare, del sarcofago e dell’Arca quattrocentesca.
1982 Sotto la direzione dell’arch. Andrea Vinello, sono tolti gli intonaci dalle pareti della cripta. A sinistra, sopra la cappellina di S. Gislemerio, si scoprono i resti di una costruzione preromanica della volta a botte dipinta a tralci di vite (inv. n. D186).
1982, 2 luglio L’arca quattrocentesca di S. Donnino viene rimossa da sotto l’arcone a sinistra dell’altare e collocata, dallo scultore cremonese Piero Ferraroni, nella cappella sotto la torre a spese di mons. Artemio Raimondi, in ricordo dei genitori Piero e Marina Scaltriti.
Lo stesso scultore realizza la lastra neomedievale del tabernacolo (inv. n. S36) e il nuovo altare di S. Donnino (inv. n. S37).
1985, 10 luglio Il restauratore Carlo Barbieri di Modena restaura le volte della cripta, mettendo in luce numerose pitture a tempera medievali (inv. nn. D169-176). Il restauro è finanziato dall’Amministrazione comunale di Fidenza.
settembre Rientra da Bologna la Maestà antelamica dopo il restauro eseguito dal prof. Ottorino Nonfarmale. La statua è collocata in cripta nella ex cappellina di S. Gislemerio.
1992, 5 marzo Rientra da Parma la statua di S. Donnino (inv. n. Q4) dopo il restauro del prof. Bruno Zanardi, finanziato dal Lions Club di Salsomaggiore. La statua era stata esposta nella cripta sin dal Cinquecento.